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CIA (CONSIGLIO PAT – FORZA ITALIA) * GESTIONE APPUNTAMENTI SANITARI: «IL GIOCO DELL’OCA DELL’ASUIT, PAZIENTE VISITATO E RISPEDITO ALLA CASELLA DI PARTENZA»

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08.48 - sabato 11 luglio 2026

(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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(Foto realizzata tramite l’Intelligenza artificiale)

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Il gioco dell’oca dell’ASUIT: visitato e rispedito alla casella di partenza. Mi piacerebbe capire chi risponde di scelte organizzative tanto assurde quanto incomprensibili nella gestione degli appuntamenti sanitari. Mi spiego con un caso concreto, che purtroppo non è isolato.

A un cittadino il medico di medicina generale ha prescritto una visita ortopedica. Attraverso il CUP ha ottenuto un appuntamento presso l’ambulatorio convenzionato dell’ospedale San Camillo, dove lo specialista, dopo averlo visitato, gli ha prescritto un ciclo di infiltrazioni con cortisone. Ed è a questo punto che il percorso diventa paradossale.

Con la prescrizione della terapia in mano, il cittadino ha contattato nuovamente il CUP per prenotare le infiltrazioni. Si è però sentito rispondere che, per eseguirle nello stesso ambulatorio nel quale era stato visitato e nel quale gli era stata indicata la cura, avrebbe dovuto pagare privatamente.

Per poter accedere alla terapia attraverso il servizio sanitario pubblico, in alternativa, avrebbe potuto rivolgersi a un ortopedico dell’ASUIT, ma soltanto dopo un’ulteriore visita specialistica, da richiedere attraverso una nuova prescrizione del medico di medicina generale. Con una raccomandazione che rende il tutto ancora più assurdo: sulla nuova impegnativa dovrebbe essere indicato che si tratta di una “prima visita”. Una prima visita dopo che la visita ortopedica è già stata effettuata e la terapia è già stata prescritta.

Più che un percorso di cura, sembra il gioco dell’oca dell’ASUIT: dopo visite, prescrizioni e attese, il cittadino viene rispedito alla casella di partenza. Dunque una nuova impegnativa, una nuova prenotazione, una nuova visita e ulteriori tempi di attesa, soltanto per poter accedere a una cura già indicata da uno specialista all’interno di una struttura convenzionata con il servizio sanitario pubblico provinciale. Ma ci rendiamo conto dell’assurdità di un simile percorso?

Un’organizzazione di questo tipo esaspera le persone, ritarda l’accesso alle cure, moltiplica inutilmente visite, prescrizioni e costi a carico del sistema sanitario. E, soprattutto, alimenta la sensazione che l’unica strada realmente percorribile sia quella di pagare di tasca propria. Naturalmente, soltanto per chi può permetterselo. Tutti gli altri sono costretti ad attendere, a ricominciare il percorso da capo o, nel peggiore dei casi, a rinunciare alla cura.

Girando sul territorio e ascoltando i cittadini, raccolgo una crescente delusione, accompagnata da rabbia e rassegnazione. Sentimenti che contrastano profondamente con certe rappresentazioni statistiche e con le rassicurazioni secondo cui il sistema funzionerebbe senza particolari criticità.

E pensare che nell’assestamento di bilancio sono previsti oltre 100 milioni di euro nel triennio 2026-2028 per il funzionamento dell’ASUIT e, tra le finalità dichiarate, anche per potenziare le azioni di riduzione delle liste d’attesa.

Forse, prima ancora di annunciare nuovi piani e nuovi stanziamenti, si potrebbe cominciare da un obiettivo apparentemente più semplice: evitare che un cittadino già visitato, con una terapia già prescritta, debba ripartire da una nuova “prima visita”. Altrimenti rischiamo di investire milioni di euro in un sistema che continua a produrre appuntamenti, prescrizioni e passaggi burocratici, anziché garantire cure in tempi ragionevoli.

E quando un sistema costruisce ostacoli anziché facilitare l’accesso alle cure, non siamo più davanti a un semplice disguido burocratico: siamo davanti a un problema serio di organizzazione, di responsabilità e di rispetto dei cittadini.

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Claudio Cia
Consigliere provinciale di Forza Italia

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