Di Luca Franceschi
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Il governo esulta per il calo della disoccupazione al 5%, ma l’ultimo rapporto Ocse disegna uno scenario completamente diverso e preoccupante: gli italiani che lavorano sono sempre più poveri. Possedere un impiego non rappresenta più una protezione sufficiente dalle difficoltà economiche.
I dati concreti smentiscono la narrazione trionfale dell’esecutivo. Paragonando il primo trimestre del 2021 con il periodo attuale, il potere d’acquisto degli stipendi italiani ha registrato un crollo del 6,1%. Questo risultato posiziona l’Italia tra le nazioni con le peggiori performance riguardanti le retribuzioni reali, superata negativamente solo dalla Nuova Zelanda. Il confronto diventa ancora più severo considerando che nello stesso lasso temporale le retribuzioni reali nell’area Ocse sono aumentate mediamente del 4,9%.
Nel biennio 2023-2025 la produttività del lavoro ha subito una contrazione costante: sebbene l’economia italiana generi posti di lavoro, questi si concentrano prevalentemente in settori caratterizzati da scarso valore aggiunto per addetto e da retribuzioni ridotte.
Analizzando i dati occupazionali emergono ulteriori problematiche significative. Il tasso di occupazione, attestato al 62,8%, rimane comunque inferiore di 9,3 punti percentuali rispetto alla media Ocse. Particolarmente inquietante è il dato relativo ai giovani dai 15 ai 24 anni, per i quali l’occupazione è in diminuzione. Le previsioni per il futuro non incoraggiano ottimismo, poiché per il 2026 è prevista un’ulteriore riduzione dei salari reali dello 0,9%.
Un mercato del lavoro che esclude le nuove generazioni e in cui chi è occupato percepisce, in termini reali, retribuzioni inferiori rispetto a cinque anni addietro non può essere considerato un risultato positivo. Questo rappresenta il sintomo di un’emergenza di carattere strutturale che richiede soluzioni serie e coraggiose. L’obiettivo da perseguire non consiste unicamente nella creazione di nuove posizioni lavorative, ma nella garanzia di occupazione qualificata e di compensi equi e dignitosi.
