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PRC – PARTITO RIFONDAZIONE COMUNISTA: «RIFONDAZIONE: “OCSE CONFERMA FALLIMENTO GOVERNI NEOLIBERISTI”»

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18.45 - mercoledì 8 luglio 2026

Di Luca Franceschi
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# Rifondazione: “OCSE conferma fallimento governi neoliberisti”

I dati elaborati dall’OCSE parlano chiaro e disegnano un quadro preoccupante per il nostro paese. Le lavoratrici e i lavoratori italiani devono confrontarsi con una realtà molto concreta: l’equivalente di venti giorni di lavoro non retribuito. Questo rappresenta la perdita di potere d’acquisto registrata dal 2021, pari al 6%. L’Italia emerge con il dato più critico tra tutti i paesi dell’OCSE, e le previsioni per l’anno in corso indicano un ulteriore deterioramento con una probabile perdita aggiuntiva dell’1%.

Parallelamente, si registra un’espansione del fenomeno del lavoro povero, degli assetti precari, della sottopagazione e della diffusione involontaria del part-time. Decenni durante i quali il pensiero liberale ha mantenuto l’egemonia culturale e politica hanno prodotto risultati tangibili: le politiche liberiste e le pratiche concertative hanno garantito margini di profitto alle imprese e hanno sostenuto le rendite finanziarie e immobiliari, ma il bilancio finale è evidente.

L’economia italiana si trova in una condizione di lunga stagnazione che emerge in modo chiaro dall’assenza di significativi investimenti, dalla debolezza della crescita produttiva, dai livelli insufficienti di produttività e dalla compressione salariale. La spiegazione di questa paralisi economica affonda le radici nel sistematico abbassamento delle condizioni di lavoro e nella subalternità che ha caratterizzato la gestione politica del paese, interamente orientata a proteggere gli interessi delle imprese e del mercato.

Il governo attualmente in carica trova il suo sostegno proprio in quello stesso blocco di interessi che ha prosperato in queste condizioni critiche per i lavoratori. Da questa prospettiva, non è realistico aspettarsi alcun miglioramento. Per avanzare un’alternativa credibile è necessario rovesciare le politiche liberiste, invertire la rotta sugli assetti salariali e pensionistici, e abrogare la legislazione che ha costruito l’architettura della precarietà lavorativa.

Tuttavia, le sfide da affrontare vanno oltre. È indispensabile confrontarsi con le conseguenze della crisi del modello liberale, con l’incombere di un’economia orientata alla guerra e con gli effetti devastanti della rottura degli equilibri naturali causati dai cambiamenti climatici. Una cosa rimane comunque evidente: sono necessari una cesura netta e una rottura definitiva con le politiche neoliberiste che hanno condotto il paese in questa situazione.

La proposta passa attraverso una serie di interventi concreti. Occorre introdurre un salario minimo orario significativamente più elevato rispetto agli attuali parametri – dieci euro rappresentano già un obiettivo insufficiente, e nove euro ancora di più – per garantire condizioni di vita dignitose. Serve l’indicizzazione dei salari calcolata adeguatamente sui livelli inflattivi. È fondamentale il rientro dell’intervento pubblico e l’elaborazione di un piano strutturale per il lavoro, accompagnato dalla eliminazione dei regimi precari.

Sul versante fiscale, diventa indispensabile l’introduzione di una tassazione rivolta ai grandi patrimoni e all’1% più ricco della popolazione, con i relativi proventi destinati al finanziamento della sanità pubblica, della scuola e del diritto all’abitare.

Su questi fondamenti deve costruirsi l’alternativa, un’alternativa che non si limiti al contrasto con il governo Meloni, ma che estenda il suo orizzonte critico anche alle politiche dei governi tecnici e del centrosinistra.

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