Di Luca Franceschi
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L’Unione Europea ha impartito una lezione severa al governo italiano, respingendo la richiesta di flessibilità sul Patto di stabilità per finanziare bonus energetici e riduzione delle accise. Bruxelles ha invece confermato il proprio impegno verso gli investimenti nelle energie pulite, una posizione che contrasta nettamente con le scelte del governo Meloni degli ultimi anni.
Secondo Angelo Bonelli, deputato di Alleanza Verdi Sinistra e co-portavoce di Europa Verde, l’esecutivo ha seguito una strada completamente opposta a quella che il leader europeo avrebbe dovuto intraprendere. Da quasi quattro anni, sostiene Bonelli, chiede al governo di puntare sulla crescita delle rinnovabili per abbassare i costi dell’energia. Invece, l’amministrazione ha scelto di trasformare l’Italia in un hub europeo del gas, condannando famiglie e imprese a pagare alcune tra le bollette più care di tutto il continente.
La richiesta del governo di ricorrere al debito europeo per ridurre le accise, secondo Bonelli, nasconde un meccanismo perverso: i costi finirebbero sulle spalle dei cittadini italiani, mentre i vantaggi si concentrerebbero nelle mani delle compagnie petrolifere e delle lobby energetiche.
Un’occasione mancata riguarda la proposta avanzata da Elettricità Futura, l’associazione di Confindustria che rappresenta le imprese della green economy. A fine 2022, il governo ha archiviato un progetto che prevedeva ottantacinque miliardi di euro di investimenti privati per realizzare sessanta gigawatt di rinnovabili in soli tre anni. Se fosse stata accolta, questa iniziativa avrebbe potuto liberare l’Italia dall’acquisto di quindici miliardi di metri cubi di gas all’anno, una quantità equivalente a quella che attualmente viene importata dal Qatar e dagli Stati Uniti.
Le conseguenze delle scelte energetiche del governo sono misurabili nei dati sociali. Secondo l’Istat, il numero di famiglie in povertà energetica ha raggiunto i 2,7 milioni, un record mai toccato prima. Questo dato riflette una crisi economica e sociale diretta derivante dalle decisioni sbagliate dell’amministrazione. Nel contempo, le lobby energetiche hanno accumulato profitti straordinari, superando i settanta miliardi di euro nel corso di tre anni.
Bonelli critica quello che definisce un atteggiamento ideologico e poco pragmatico del governo, incapace di accogliere la sfida di posizionare l’Italia come leader europeo e mondiale nella produzione di energia rinnovabile, nelle tecnologie correlate, negli sistemi di accumulo e nel rinforzo della rete elettrica. Secondo il deputato, il governo avrebbe dovuto combattere a Bruxelles per separare il prezzo dell’elettricità da quello del gas, introdurre una tassazione sui profitti eccessivi e sostenere il Green Deal europeo. Invece, con un approccio definito “trumpiano”, ha rifiutato le politiche per il clima e l’energia, portando l’Italia verso l’irrilevanza internazionale.
