Di Luca Franceschi
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Il vicepresidente della 10a commissione del Senato Orfeo Mazzella del Movimento 5 Stelle ha duramente criticato il decreto legislativo del governo per il recepimento della direttiva europea 2023/970 sulla parità salariale, definendolo “una vera e propria farsa per la tutela dei diritti”.
Insieme ai colleghi di opposizione della commissione, Mazzella ha presentato un parere alternativo al provvedimento governativo, che dovrebbe contrastare il divario retributivo di genere e rafforzare il principio di parità salariale.
Le principali critiche mosse dall’esponente pentastellato riguardano diversi aspetti del decreto. In primo luogo, la definizione di “livello retributivo” introdotta dal governo escluderebbe strategicamente bonus, premi e incentivi, nascondendo proprio quelle componenti variabili e discrezionali dove si concentra la parte più significativa del gender pay gap.
Un altro punto controverso riguarda l’esonero previsto per le aziende con meno di 50 dipendenti dall’obbligo di rendere disponibili i criteri per la progressione economica. Questa misura escluderebbe dai diritti di trasparenza una quota considerevole di lavoratori italiani.
Particolare preoccupazione desta inoltre l’introduzione di una presunzione di conformità per i contratti collettivi nazionali, misura non prevista dalla direttiva europea che trasferisce un onere probatorio molto gravoso sui singoli lavoratori che intendano contestare eventuali discriminazioni.
Secondo Mazzella, questo schema di decreto legislativo riduce significativamente l’efficacia e l’ambizione della normativa comunitaria di partenza. Il parlamentare ha accusato il governo Meloni di calpestare la dignità del lavoro delle donne e il principio della parità di genere attraverso provvedimenti considerati inaccettabili.
Il Movimento 5 Stelle ha annunciato battaglia contro questo provvedimento, promettendo di non consentire al governo di compromettere ulteriormente le condizioni dei lavoratori italiani.
