Di Luca Franceschi
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La procedura di infrazione avviata dalla Commissione europea nei confronti dell’Italia rappresenta la conferma di quanto il Movimento 5 Stelle denuncia da tempo: sono stati compiuti progressi insufficienti per garantire la qualità delle acque potabili, con conseguenze negative sull’ambiente e sulla salute dei cittadini.
I deputati pentastellati avevano espresso la loro contrarietà durante l’esame parlamentare alle modifiche introdotte nel 2025 al decreto di recepimento della direttiva europea, originariamente recepita nel 2023. I fatti hanno dimostrato che le perplessità erano fondate.
Lungo tutta la filiera idropotabile persistono lacune gravi e profili di non conformità alla normativa europea. Particolarmente preoccupante risulta la scarsa attenzione riservata ai contaminanti che hanno gravi impatti sulla salute, come i Pfas. Su questo tema il M5S ha condotto un’intensa attività parlamentare per ottenere limiti più stringenti e maggiori controlli.
Era necessario un cambio di passo deciso che il governo, tra silenzi e continui rinvii, non ha realizzato. Per questo motivo è stata depositata un’interrogazione rivolta al Ministro dell’ambiente e della sicurezza energetica, al Ministro della salute e al Ministro per gli affari europei.
I parlamentari chiedono di avere maggiori dettagli sui rilievi formulati dalla Commissione europea e vogliono sapere quali iniziative il governo intenda assumere per assicurare il pieno e corretto recepimento della direttiva europea sull’acqua potabile. Inoltre chiedono chiarimenti sullo stato di attuazione delle misure contro i Pfas, a partire dall’istituzione di un monitoraggio nazionale sulla loro presenza nelle acque destinate al consumo umano.
La qualità dell’acqua potabile richiede un lavoro serio, condotto con competenza e volontà politica. L’accesso all’acqua potabile di qualità è un diritto universale e non si può più perdere tempo su questa questione fondamentale.
