Di Luca Franceschi
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Durante il dibattito parlamentare sul Documento di finanza pubblica, Ketty Damante, vicepresidente dei senatori del Movimento 5 Stelle, ha lanciato un duro attacco alla gestione economica del governo, accusandolo di aver tradito le promesse di mantenere i conti pubblici sotto controllo.
La senatrice ha evidenziato come, nonostante le ripetute dichiarazioni dell’esecutivo sull’obiettivo di tenere in ordine i conti e controllare il quadro economico-finanziario, la realtà emersa dal Documento racconti una storia completamente diversa. I dati mostrano una crescita economica bloccata, una pressione fiscale che ha raggiunto livelli record e un debito pubblico in costante aumento.
Damante ha ricordato che il governo aveva puntato sul raggiungimento di un rapporto deficit-PIL inferiore al 3% entro il 2025, un obiettivo non centrato. Ma anche qualora si fosse arrivati al 2,9%, ha sottolineato la parlamentare pentastellata, si sarebbe trattato comunque di un fallimento, perché quel risultato sarebbe stato ottenuto al prezzo di una crescita economica azzerata e di una produzione industriale in ginocchio.
La vicepresidente dei senatori M5S ha poi elencato le conseguenze di questa gestione: il sabotaggio consapevole di misure a favore di imprese e lavoratori, una pressione fiscale ai massimi degli ultimi dieci anni e un costante arretramento dei salari reali. Tutto questo, ha affermato, non ha nulla a che vedere con una gestione ordinata dei conti pubblici.
Damante ha descritto l’attuale situazione del Paese come caratterizzata da immobilismo e mancanza di direzione. Il Documento di finanza pubblica, secondo la senatrice, non rappresenta una strategia per il futuro dell’Italia, ma piuttosto un verbale di fallimento gestito da chi ha timore di investire nel lavoro e nella produzione.
L’accusa più grave è quella di aver ucciso la crescita economica del Paese. Senza crescita, ha ammonito la rappresentante del M5S, non può esserci alcuna speranza per il futuro.
Infine, la parlamentare ha lanciato un ultimatum al governo: non azzardarsi a proporre uno scostamento di bilancio per le spese militari. Una tale decisione, ha concluso Damante, non sarebbe accettabile né per gli italiani di oggi né per le future generazioni.
