(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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L’accordo di libero scambio tra Unione europea e India sul settore tessile solleva forti preoccupazioni per il futuro dell’industria tessile europea e, in particolare, italiana.
Siamo di fronte a una scelta che rischia di produrre effetti devastanti su una filiera già estremamente fragile. Mentre i produttori indiani ottengono pieno accesso a un mercato europeo che vale oltre 260 miliardi di dollari, le imprese tessili europee continuano a operare senza adeguate tutele, schiacciate tra costi energetici, vincoli normativi e concorrenza a basso costo.
Colpisce che l’Unione europea si muova con tanta rapidità per dare sollievo ai produttori indiani colpiti dai dazi statunitensi, senza però garantire, con la stessa determinazione, la sopravvivenza della propria industria tessile, che rappresenta il secondo settore industriale italiano e un asset strategico per l’economia europea.
Questa apertura indiscriminata rischia inoltre di contraddire clamorosamente gli obiettivi dichiarati di contrasto all’ultrafast fashion, alla sovrapproduzione e alla diffusione di prodotti a basso costo che non rispettano adeguati standard ambientali, sociali e di ciclo di vita del prodotto.
Non si può parlare di Green Deal e, allo stesso tempo, favorire l’invasione di merci che mettono fuori mercato chi produce in modo sostenibile.
Chiediamo con forza che l’Europa metta sul tavolo garanzie concrete e immediate per la tutela del tessile europeo: clausole di reciprocità, controlli stringenti su standard ambientali e sociali, strumenti di salvaguardia e politiche industriali vere.
Difendere il tessile italiano ed europeo significa difendere lavoro, competenze, distretti produttivi e autonomia industriale. L’Europa deve decidere se vuole essere un mercato aperto senza difese o una comunità che protegge i propri interessi strategici.
