Egregio Direttore,
segnaliamo che il documento allegato, è stato formalmente indirizzato oggi al Commissario del Governo, al Presidente della Giunta Provinciale e al Sindaco di Trento.
Con questa comunicazione intendiamo sollecitare una riflessione pubblica sul tema dell’apertura di un Centro di Permanenza per il Rimpatrio (CPR) e sulle sue implicazioni educative, civili e democratiche, ritenendo fondamentale che una questione di tale rilevanza trovi spazio nel dibattito pubblico locale.
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il Direttivo dell’Associazione Docet – insegnanti della provincia di Trento
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Il CPR entra direttamente nel clima educativo delle scuole, non è un tema astratto.
In quanto docenti, educatori ed educatrici, riteniamo nostro dovere professionale e civico esprimere preoccupazione e contrarietà rispetto all’apertura di un Centro di Permanenza per il Rimpatrio nel nostro territorio, poiché esso solleva questioni profonde di tutela della dignità umana, dei diritti fondamentali e della coerenza educativa tra i valori che la scuola è chiamata a trasmettere e le pratiche istituzionali che vengono normalizzate nella vita collettiva.
L’insegnamento non è neutro rispetto ai diritti umani
L’insegnamento non è soltanto trasmissione di saperi, ma formazione integrale della persona e del cittadino, alla luce dei valori sanciti dalla Costituzione italiana e delle indicazioni dell’Educazione civica e alla cittadinanza. A scuola non si parla di
“immigrazione” in astratto, ma di dignità umana, di Stato di diritto, di uguaglianza davanti alla legge e di convivenza democratica.
Il CPR come questione educativa
Un CPR non è semplicemente una struttura amministrativa: è un luogo di limitazione dei diritti, di opacità giuridica, di sofferenza psicologica, di sospensione o compressione delle garanzie fondamentali. Dal punto di vista educativo, questo produce una frattura evidente tra ciò che la scuola insegna e ciò che la società pratica. Gli insegnanti sono testimoni pubblici di coerenza educativa. Quando un’istituzione presente sul territorio contraddice apertamente i valori che la scuola è chiamata a trasmettere, il silenzio non è una posizione neutrale.
Il dovere deontologico: educare alla dignità e alla legalità sostanziale
La professione docente comporta un dovere di promozione dei diritti fondamentali: il rispetto della dignità umana, la tutela delle minoranze, la capacità di esercitare una critica costruttiva delle istituzioni, una concezione della legalità non solo
formale, ma sostanziale.
Un CPR è una struttura prevista dalla legge, ma la legalità formale non esaurisce la questione educativa: la scuola educa anche alla valutazione etica delle leggi e delle istituzioni. Altrimenti non si comprenderebbero la Resistenza, le lotte per i diritti civili, la storia stessa della Costituzione.
Gli insegnanti non delegittimano lo Stato: esercitano il proprio ruolo critico all’interno della democrazia. L’educazione è sempre situata e non può essere neutrale di fronte a forme di ingiustizia strutturale. Il silenzio delle istituzioni educative, al contrario, contribuisce alla normalizzazione della violenza e dell’esclusione.
La responsabilità verso gli studenti
Gli insegnanti della provincia di Trento lavorano quotidianamente con studenti migranti o figli di migranti, con studenti che vivono esperienze di marginalità e fragilità, con giovani che chiedono coerenza tra i valori proclamati e la realtà vissuta.
Come possiamo parlare credibilmente di inclusione, cittadinanza e diritti se, nello stesso territorio, si istituzionalizza la detenzione amministrativa di alcune persone come pratica ordinaria?
