DEMOCRAZIA PARITARIA: CONSIGLIO PROVINCIALE PAT, IN STALLO IL TESTO UNIFICATO

Riceviamo e pubblichiamo integralmente il seguente comunicato stampa:

(Fonte: Ufficio stampa Consiglio Pat) – Democrazia paritaria ancora in stallo. Non si intravedono spiragli. Nella mattina di oggi il Consiglio provinciale ha respinto l’ordine del giorno 16 di Rodolfo Borga e avviato la discussione sul 18, dal momento che il 17 era inammissibile. L’argomento è quello della democrazia paritaria, il testo unificato dei disegni di legge 18 e 23 Bezzi e Maestri, paralizzato da oltre 5000 emendamenti.

In apertura di seduta Manuela Bottamedi (Misto) ha chiesto una sospensione dei lavori di mezz’ora per permettere un confronto con la minoranza sugli emendamenti.

Al rientro in aula Giacomo Bezzi (Forza Italia) ha invitato il Presidente Rossi a “riprendersi il cerino in mano” e spiegare al Presidente del Consiglio che in casi eccezionali l’art.113 del regolamento prevede si possano fare ragionamenti eccezionali: in questo caso ci sono diversi consiglieri disposti a chiedere l’indizione di un referendum su questo disegno di legge. E’ inaccettabile che si voglia addossare la colpa di questo stallo alle minoranze: la maggioranza dovrebbe prendersi le proprie responsabilità, ha concluso.

Manuela Bottamedi ha ribadito di avere predisposto degli emendamenti che potrebbero essere sostitutivi. Ora la palla è nelle mani della maggioranza, anche perché questo tema è nel programma elettorale della maggioranza: tocca alla maggioranza dunque cercare firme e convergenze anche facendo riferimento all’articolo del regolamento che in casi eccezionali permette la presenza ione di emendamenti fuori termine.

Qui l’impegno è quello di un referendum confermativo successivo all’approvazione della legge. Non c’è una minoranza, ci sono tante diverse legittime e posizioni, ha ribadito: dunque non è corretto che sia la minoranza a gestire la partita, siamo andato anche oltre, ha aggiunto: non ho interesse personale all’approvazione di questa legge, ma credo che qui siano in gioco i diritti civili e la maggioranza è inaccettabile che si faccia scudo dietro le minoranze. Sinceramente è evidente che non c’è alcuna speranza e non ci sono spazi per approvare queste norme.

Rodolfo Borga (Civica) ha chiesto un giudizio sull’ammissibilità degli emendamenti ed ha stigmatizzato l’insopportabile ed offensivo livello di ipocrisia sull’argomento in questione, citando dei dati a sostegno di questa tesi. Abbiamo visto che il Trentino è nella media nazionale per le presenze in Consiglio provinciale, mentre siamo ultimi per quanto riguarda la Giunta comunale e terzultimi per quella provinciale. In ogni caso prima di firmare gli emendamenti dovremmo comunque leggerli, ha obiettato Borga “e vorrei capire se la mia firma è decisiva, ovvero quanti emendamenti decadranno grazie alla mia sottoscrizione” ha aggiunto.

In disaccordo con il collega Bezzi sull’eccezionalità dell’emendamento Maurizio Fugatti (Lega), che ha detto però che rispetto a ieri c’è una novità, ovvero un serio problema di natura politica. Tuttavia, ci sono degli emendamenti depositati e i capigruppo di maggioranza, se non sono ipocriti, dovrebbero sospendere l’aula e valutare se sottoscriverli o meno. Oppure dite la verità, ovvero che in realtà non lo volete questo disegno di legge, mentre la collega Maestri non vuole perderne “la paternità” della legge.

Il Presidente Ugo Rossi ha chiarito che questo emendamento allo stato attuale è “una presa in giro, una farsa” perché un emendamento è tale quando ha le caratteristiche per poter essere ricevuto, ovvero ha le firme necessarie. La maggioranza non ha alcun problema a valutare e firmare gli emendamenti, però lo farà nel momento in cui questo diventerà un emendamento vero. “Venite con le firme e allora significherà che l’aula sarà praticabile e le quattro firme di maggioranza ci saranno in un attimo”.

Se questo emendamento è un pezzo di carta, lo è anche questa legge, ha commentato Claudio Cia (Misto): questa legge di fatto no   la volete, ha aggiunto e visto che andate dicendo che questa legge la vuole il popolo e le donne trentine, allora diamo la possibilità di esprimersi su un referendum confermativo non appena questa legge esce da quest’aula. Non dobbiamo svilire la volontà dei cittadini, che devono essere gli attori e protagonisti di una democrazia compiuta: questa è la sfida che rimetto nelle mani della maggioranza.

Filippo Degasperi (5 Stelle) ha detto che l’idea di consultare i cittadini era stata lanciata dal proprio Movimento molto tempo fa. Il referendum comunque non sposta il problema, dal momento che prima occorrerebbe approvare la legge. Sull’emendamento scopro oggi che mancano almeno 6 firme, dunque ha ragione il Presidente nel dire che di fatto l’emendamento non esiste. Infine, come anticipato anche da Borga, Degasperi ha chiesto di sapere quante proposte emendative “salterebbero” grazie alla sottoscrizione delle proposte di emendamento.

Il Presidente Dorigatti ha chiarito che se i tre emendamenti depositati da Bezzi e Bottamedi avessero le firme, tenendo conto anche di quelli non ammissibili, resterebbero in piedi circa 1500 emendamenti.

“I diritti non si piangono, non si implorano, ma si conquistano”, ha detto Donata Borgonovo Re (PD): qui cerchiamo di utilizzare le regole complesse che governano quest’aula per provare ad introdurre misure positive, vincolanti, che per loro natura forzano la realtà, ma nel contempo la rendono più equilibrata, equa e democratica. Borgonovo ha citato il caso del Ruanda dove, grazie alle riserve di posti alle donne, vanta oggi un Parlamento in cui siedono più del 60% di donne. Idem dicasi per altri paesi come la Spagna, arrivata al 41% grazie all’introduzione di misure temporanee che hanno il loro senso nell’esigenza di superare un gap che necessiterebbe anni e anni per essere colmato.

Lucia Maestri (PD) ha replicato a Fugatti di non avere primogeniture: “questo disegno di legge appartiene a questa maggioranza, io sono perché non ci si prenda in giro e su un tema come questo non si giochi a poker con le fiches degli altri”.

Rodolfo Borga, dal momento che non ha ancora deciso se apporre o meno la firma, ha espresso perplessità sul secondo e terzo emendamento che ripropongono a suo avviso pedissequamente i contenuti del disegno di legge (e non sono sostitutivi), chiedendo al Presidente se siano ammissibili o meno e mettendo in guardia dalla creazione di un pericoloso precedente.

Due dei tre emendamenti riprendono quanto scritto nel disegno di legge, ha ammesso Manuela Bottamedi, però nulla vieta che queste modifiche diventino un unico maxiemendamento sul quale ragionare. Si tratta di tecnica legislativa, dunque superabile, ha aggiunto ed ha respinto le accuse di Maestri di “giocare a poker”.

“Oggi non c’è un emendamento firmato e stiamo discutendo del nulla”, ha obiettato Marino Simoni (Progetto Trentino).

Si è dunque proceduto alla votazione dell’ordine del giorno 16 di Borga che è stato respinto con 10 sì, 18 no e 2 astensioni.

Si è dunque passati al documento 18 (il 17 dichiarato inammissibile), sempre di Rodolfo Borga (finalizzato a promuovere per il Consiglio provinciale, qualora il disegno di legge fosse approvato, una rappresentanza di genere di consigliere e consiglieri che rappresentino tutti i settori produttivi del Trentino). Il documento ha registrato gli interventi di Borgonovo Re, Civettini e Sara Ferrari che ne ha dichiarato il non accoglimento, anzi ha espresso perplessità sulla stessa dichiarazione di ammissibilità del documento.

Walter Viola (Progetto Trentino) ha messo in guardia dal passare da una libertà di espressione ad un’espressione coatta, ovvero dalla coazione dei cittadini nell’indicazione delle preferenze. Tutti siamo per le pari opportunità, ma imporle per norma è già una dichiarazione di sconfitta, ha concluso.

Massimo Fasanelli (Misto) è intervenuto a sostegno di questo documento nel quale non intravede non profili di inammissibilità.

Nerio Giovanazzi ha definito questo un dibattito stanco, sterile, che non porta da nessuna parte dal momento che anche i giornali se ne disinteressano a favore di altri argomenti come “mamma anatra che passeggia in centro città”: dobbiamo riflettere su questo, ha concluso: forse vale la pena passare ad altri argomenti.

Marino Simoni (progetto Trentino) ha ricordato l’emendamento del collega Zanon sulle tre preferenze, come un’opportunità per uscire dallo stallo, dichiarando l’astensione sull’ordine del giorno in discussione.

I lavori riprenderanno alle ore 15.00

 

 

 

In allegato il comunicato stampa:

ConsiglioProvinciale-DemocraziaParitaria

 

 

 

Foto: archivio Consiglio provinciale Pat