FP – CGIL TRENTINO * STABILIZZAZIONE DEI PRECARI PUBBLICI: I NUMERI DI PROVINCIA E UPIPA

Stabilizzazione dei precari pubblici: i numeri di Provincia e Upipa; i Comuni dicono di non averne. In Provincia sarebbero 40 i precari che hanno i requisiti del decreto Madia sulle stabilizzazioni e 25 di loro sono già stabilizzabili. Nelle Apsp ce ne sono addirittura 316, con 130 ausiliari, 130 oss, 30 infermieri, 10 amministrativi e altre figure; di questi circa 150/200 sono stabilizzabili; per Comuni e Comunità di valle, il Consorzio dei comuni afferma che non esiste personale interessato, a parte quello in servizio in nidi e scuole materne.

«I numeri dei precari in realtà sono ben più alti – spiega il segretario generale della Fp Cgil Giampaolo Mastrogiuseppe – solo nelle case di riposo parliamo di 800 persone.

Quelli dati sopra si riferiscono dunque solo ai lavoratori interessati dal conteggio fatto dalla controparte. Anzitutto abbiamo qualche dubbio sull’affermazione del Consorzio dei comuni, ma va anche sottolineato che, a livello generale, si evidenzia totale disinteresse a cercare una soluzione per il personale che non troverà spazio nei “fabbisogni”. Qui sta il punto centrale, perché il calcolo che ci è stato dato si basa sui pensionamenti e, dunque, non tiene conto di tutte quelle persone che, da decenni, garantiscono il funzionamento dei vari enti, magari con rinnovi di anno in anno».

I dati sono stati forniti all’ultimo incontro con l’Apran, a cui erano presenti, per Fp Cgil. il segretario generale Giampaolo Mastrogiuseppe, la segretaria Patrizia Emanuelli e i funzionari Stefano Galvagni, Marco Stefani e Agnese Forti. Tali dati erano stati richiesti già a gennaio. Il decreto Madia, a livello nazionale, detta le modalità di stabilizzazione del personale a tempo determinato e, per il Trentino che ha competenza primaria sulla contrattazione, ci dovrà essere margine di trattativa per definire procedure specifiche.

Spiega Mastrogiuseppe: «Abbiamo chiesto che il Consorzio fornisca i suoi dati entro la prossima convocazione, il 27 marzo. Ricordiamo poi che i precari in servizio da decenni, sono già a libro paga e dunque la loro stabilizzazione non costerebbe nulla. Inoltre vogliamo essere certi che i posti occupati dal personale dei lavori socialmente utili sia stato conteggiato come fabbisogno».

Per le Apsp c’è un’ulteriore rischio: «Qualche ente potrebbe usare le risorse messe a disposizione dalla Provincia non per assumere, ma per abbassare le rette lasciando inalterati i carichi di lavoro del personale». Per le scuole dell’infanzia, addetti d’appoggio e cuochi: «Sembra farsi sempre più lontano il loro passaggio negli organici della Provincia, dunque le stabilizzazioni dovranno essere portate avanti dai singoli comuni e si dovrà attendere la chiusura delle iscrizioni dell’anno scolastico 2018/2019 per avere i numeri, ma stimiamo 75 unità a tempo pieno (pari a 120 “teste”, considerando i part-time).

Altro problema riguarda il superamento dei 36 mesi (anche non continuativi) del tempo determinato, che il Jobs Act fissa come termine per l’assunzione nel medesimo ente con stessa qualifica e mansione: ciò riguarda tutti, ma in particolare sia il servizio educativo che quello assistenziale. Un tema sottovalutato dalla controparte su posizioni che, per la loro stessa natura, non possono essere stabilizzate, in particolare i posti extra-organico e la continuità sui “bisogni educativi speciali”, così come i posti “ritagliati” da concessioni di part-time».