(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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È la città della Pace e dei Santi e rappresenta quella parte dell’Umbria che ha la forza di aiutare l’anima a riprendere il posto che le spetta in un’epoca in cui l’umanità si trova a dialogare con una nuova forma di intelligenza.
È Assisi la protagonista del doc di Luigi Maria Perotti “Assisi e la fenomenologia dell’anima” in onda mercoledì 1° luglio alle 23.25 in prima visione su Rai 5, per il ciclo “Di là dal fiume e tra gli alberi”.
Il viaggio comincia da Carlo Acutis, il santo dell’era digitale, il ragazzo che ha trasformato lo schermo in una nuova soglia del sacro.
Il suo corpo riposa nel Santuario della Spoliazione, mentre centinaia di giovani arrivano ogni giorno a cercare il volto di un santo vicino al loro tempo.
L’incontro con sua madre apre una domanda profonda: cosa accade quando la fede smette di appartenere al passato e torna a parlare il linguaggio del presente?
Da Carlo si torna a Francesco.
Nei luoghi in cui il santo prese le decisioni decisive per la sua vita, Assisi rivela la sua capacità di cambiare il destino degli uomini: dalle stanze della spoliazione alla memoria segreta della Seconda Guerra Mondiale, quando documenti falsi e coraggio silenzioso salvarono migliaia di ebrei.
Ma Assisi non è solo misticismo.
È anche teatro, gioco, invenzione.
Una storia di San Francesco, virale sui social, porta Luigi sulle tracce di un misterioso personaggio digitale, Max, e di un gruppo di amici che ha trasformato il santo in un racconto contemporaneo.
Qui la tradizione incontra l’avatar, la leggenda incontra l’algoritmo, e Francesco diventa di nuovo una figura viva, capace di attraversare il tempo.
Poi la città cambia volto.
Con il Calendimaggio, Assisi torna al Medioevo: non per i turisti, ma per sé stessa.
Ristoratori, avvocati, operai, negozianti e abitanti entrano in una macchina del tempo collettiva, riportando in vita un mondo che non esiste più ma che, per quattro giorni, sembra ancora possibile.
Accanto alla città dei pellegrini c’è quella di chi resta.
Il piccolo Teatro degli Instabili, le cene recitate, i racconti degli assisani dopo la chiusura delle chiese, diventano il cuore di una resistenza umana e culturale.
Una comunità che non vuole essere solo scenario, cartolina o santuario, ma casa.
Il viaggio attraversa poi le nuove generazioni, la scrittura, il cinema per bambini, il teatro, la memoria delle armi e delle mura.
Perché Assisi, città della pace, è anche un luogo in cui si ragiona sul conflitto, sulla difesa, sulla forma che la paura imprime alle città e alle persone.
E proprio a pochi passi dalla Porziuncola, dove morì San Francesco, appare una delle contraddizioni più potenti: il Centro Nazionale di Pugilato.
Qui si allenano campioni come Roberto Cammarelle e Irma Testa.
Assisi diventa così anche il luogo del corpo che combatte, della disciplina, della ferita, del limite.
Perché salire sul ring, in fondo, significa affrontare sé stessi.
Infine, il cammino si apre a un’altra spiritualità: Ananda Assisi, comunità nata dagli insegnamenti di Yogananda.
In un tempio di luce, tra meditazione, nuovi nomi e vite cambiate, l’Oriente incontra l’Occidente e Assisi si conferma come un campo magnetico per chi cerca una trasformazione.
Tra incontri, apparizioni, riti medievali, cinema, miracoli, pugni, silenzi e visioni, si arriva sul Monte Subasio, il luogo in cui Francesco andava a meditare.
Qui tutto sembra ricomporsi.
Le storie incontrate durante il viaggio appaiono legate da un filo invisibile: ognuna racconta un modo diverso di cambiare vita, di perdere qualcosa, di spogliarsi, di rinascere.
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