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REGIONE LOMBARDIA * : «VINITALY 2026. PREMIATI MAURIZIO ZANELLA, BRUNA GRITTI CEREA E IGINIO MASSARI, AMBASCIATORI DELLA CULTURA ENOGASTRONOMICA LOMBARDA»

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20.01 - lunedì 13 aprile 2026

(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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Gli assessori regionali Alessandro Beduschi (Agricoltura, Sovranità alimentare e Foreste), Debora Massari (Turismo, Marketing territoriale e Moda) e Francesca Caruso (Cultura) hanno premiato oggi a Vinitaly tre rappresentanti di altissimo livello dell’imprenditorialità lombarda. Alla presenza dei ministri dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida, e al Turismo, Gianmarco Mazzi, i riconoscimenti di ‘ambasciatori della cultura enogastronomica lombarda’ sono andati a Bruna Gritti Cerea, Maurizio Zanella e Iginio Massari, nell’ambito dell’evento ‘Regione Lombardia protagonista della cultura italiana’.

Quelle premiate sono tre figure che rappresentano la capacità della Lombardia di trasformare tradizione, competenze e saper fare in modelli di eccellenza riconosciuti a livello internazionale, contribuendo a rafforzare il posizionamento del territorio come riferimento per qualità e innovazione.

Questa edizione di Vinitaly rappresenta il coronamento di un percorso molto importante per la cucina italiana. “Il riconoscimento UNESCO rappresenta una cosa straordinaria e per questo possiamo paragonare il Vinitaly all’Olimpiade del vino e di tutto ciò che il vino rappresenta. In questo l’Italia ha saputo ritagliarsi un ruolo fondamentale nel panorama mondiale” ha sottolineato Alessandro Beduschi, assessore all’Agricoltura, Sovranità alimentare e Foreste di Regione Lombardia.

“Il palcoscenico di Vinitaly – ha continuato – ha voluto premiare gli ambasciatori lombardi della cucina che hanno fortemente contribuito a questo riconoscimento, trasformando materie prime meravigliose in prodotti altrettanto iconici e suggestivi che fanno della nostra regione una delle mete più attrattive per l’enoturismo e l’enogastronomia. La Lombardia offre un pacchetto unico che non teme globalizzazione. Questo è l’esempio della filiera amministrativa che parte dal Presidente del Consiglio e arriva alle singole Regioni unite nella valorizzazione di un bene che nessuno altro Paese può competere ad avere”.

L’enogastronomia rappresenta “il traino per promuovere un turismo esperienziale – ha evidenziato Debora Massari, assessore al Turismo, Marketing Territoriale e Moda di Regione Lombardia – All’interno del Padiglione Lombardia abbiamo realizzato una sezione interattiva dedicata ai Consorzi, alle Strade dei vini e alle cantine. In questo modo il visitatore può toccare con mano la zona di suo interesse, vedere il paesaggio e iniziare un percorso esperienziale, oltre a scoprire che tipo di wine lover è. Crediamo che il turismo enogastronomico possa essere una leva strategica per la nostra regione, ma occorre puntare tutto sull’identità del territorio”.

La Lombardia ha voluto portare a Vinitaly il racconto di un sistema. “È la prima volta che l’assessorato alla Cultura partecipa a questa magnifica manifestazione”, ha spiegato Francesca Caruso, assessore alla Cultura di Regione Lombardia. “Ringrazio l’assessore Beduschi perché ha voluto coinvolgerci riconoscendo che quando si parla di vino e cucina non si può non pensare all’aspetto culturale. Ed è proprio per questo che la cucina italiana è stata riconosciuta patrimonio immateriale dell’Unesco, perché quando parliamo di cucina, parliamo di tradizioni, di storia, di identità del nostro territorio”.

Il ministro Francesco Lollobrigida ha sottolineato come la Lombardia sia “capace di valorizzare anche tutto quello che non è industria, ma che è collegato ai settori primari. Una filiera che mette in condizione di creare valore aggiunto e di poter pagare bene il valore intrinseco, garantito dal prodotto agricolo e di trasformazione”.

Il ministro Gianmarco Mazzi ha evidenziato come “cultura e turismo devono viaggiare insieme perché il turismo può essere un volano per la cultura. Mi sono reso conto che quella del vino è una comunità che ha grande passione ed entusiasmo, ci sono storie di famiglie e delle loro cantine che rappresentano un mondo vivo e attivo che va valorizzato in tutti i fronti”.

Bruna Gritti, primo nome di battesimo Gioconda, ha indissolubilmente legato il proprio destino a quello di Vittorio Cerea, con cui ha costruito quella che oggi è considerata una delle più importanti dinastie gastronomiche mondiali.

Si conoscono nel 1960, entrambi residenti a Bergamo. Vittorio gestisce un piccolo bar. Si sposano dopo 3 anni, durante i quali Bruna comincia a sperimentare nella cucina di casa idee, che poi Vittorio porta al locale e fa assaggiare ai clienti: tra questi toast, torte e cannoli che ancora oggi fanno concludere in bellezza un pranzo al Da Vittorio. Nel 1964 nasce Chicco, primo di una genia di figli d’arte (seguiranno Francesco, Roberto e infine Rossella) che oggi sono alfieri di un modo unico di concepire il fine dining e l’accoglienza.

Il 6 aprile 1966, in viale Roma a Bergamo, Vittorio e Bruna Cerea rilevano un ristorante in fallimento, aprendo così il primo ‘Da Vittorio’: un’avventura che non potevano ancora sapere sarebbe diventata la pietra di fondamento di un percorso unico, costellato poi di stelle Michelin. Il primo Da Vittorio combinava il talento, la passione e la genialità del patron con il rigore, la costanza, la dedizione della moglie. Non serve ricordare quanto l’intuizione di Vittorio si sia rivelata un azzardo vincente: portare la cucina di pesce in una città votata alla carne. Ma senza il sostegno di Bruna e la sua determinazione nel portare avanti un progetto all’epoca così all’avanguardia, sarebbe stato tutto più difficile.

Da lì è stato un susseguirsi di tappe bruciate alla velocità della luce: il ristorante sempre pieno, la prima, inaspettata e felice stella guadagnata nel 1978, la seconda in tandem con i figli nel 1996, l’ultima, nel 2010, bellissima e insieme triste perché il patriarca era venuto a mancare 5 anni prima, poco dopo il trasferimento a Brusaporto. Ed è proprio in quel momento difficile per tutti, che emerge ancora più forte il carattere di Bruna, che prende per mano tutti, dai figli ai dipendenti, e li conduce verso nuove mete, infondendo coraggio e serenità. La famiglia è più unita che mai e tutti sono alla ricerca di nuovi orizzonti, in Europa come in Asia.

Dopo 60 anni di attività, Bruna Cerea resta sempre la prima ad arrivare al ristorante e sempre l’ultima a uscirne. E che non rinuncia mai, nel giorno di chiusura, a cucinare per la sua tribù di figli, nuore, generi, nipoti. Sì, anche per i suoi due chef stellati, Chicco e Bobo, da cui ha carpito alcuni segreti, ma che continuano ad amare quello che lei prepara loro.

Maurizio Zanella nasce nel 1956 e muove i suoi primi passi nel mondo del vino grazie agli studi di agraria e all’idea della madre di acquistare, negli anni Sessanta, una piccola casa in collina, chiamata ‘Ca’ del bosc’. Un cosmopolita del vino che viaggia molto e realizza nella propria terra, la Franciacorta, ciò che ha appreso in Francia in particolare in Borgogna e a Bordeaux. Nel 1968 vengono piantati i primi vigneti, nel 1972 esce la prima bottiglia. Nasce Ca’ del Bosco, oggi leader nella produzione di Franciacorta dal finissimo perlage. Una posizione raggiunta grazie all’entusiasmo e alla passione di Maurizio Zanella che all’inizio degli anni ’70 ha capito e seguito la sua vocazione ‘artistica’ facendosi protagonista del rinascimento enologico italiano e trasformando una casa in un bosco di castagni in una delle più moderne e avanzate cantine. Tra le cariche ricoperte, presidente del consiglio di amministrazione di Ca’ del Bosco, vice presidente Altagamma per l’alimentare, già vice presidente (2015-2025) e presidente (2009-2015) del Consorzio per la Tutela del Franciacorta, vice presidente Camera di Commercio di Brescia, consigliere del Comitato Grandi Cru d’Italia, membro dell’Istituto Grandi Marchi e membro dell’Academie Internationale du Vin.

Iginio Massari nasce a Brescia il 29 Agosto del 1942. Madre cuoca, padre direttore di una mensa: i primi ricordi lo vedono impegnato ad ammirare colori, forme e profumi. A 16 anni, dopo alcuni mesi di lavoro in un panificio del centro città, accoglie la spinta della conoscenza e volge lo sguardo alla vicina Svizzera, nei cantoni francofoni dai quali, in quattro anni, acquisisce la sua prima esperienza nel mondo della pasticceria e della cioccolateria. A Budrye gode del privilegio di apprendere dall’umanità e dalla sapienza del Maestro Claude Gerber. Concluso questo primo percorso formativo — durante il quale era già richiesto da più parti per la sua costante dedizione e competenza — fa ritorno in Italia. È di quel periodo l’episodio di un grave incidente stradale. La forzata immobilità non frena il suo spirito attivo, né quello del signor Barzetti, noto industriale alimentare, il quale, pur di averlo al proprio fianco, lo fa accompagnare ogni giorno dal fratello Luigi. Da Bauli consolida le proprie conoscenze sulle paste lievitate. Rientrato a Brescia, diventa responsabile e capo pasticcere presso i fratelli Cervi; successivamente matura due anni di esperienza in Star come dirigente tecnico del settore artigianale e industriale, dal 1969 al 1971. È in quest’ultimo anno che, su impulso della moglie, apre la Pasticceria Veneto. Amato e stimato da colleghi e allievi, è universalmente riconosciuto per la ferrea disciplina professionale e l’autentica dedizione che lo contraddistinguono, unite a una vasta cultura e profonda onestà. Dal 1964 è vincitore di oltre 300 concorsi, premi e riconoscimenti, sia a livello nazionale che internazionale.

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