Di Luca Franceschi
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Cresce in tutta Europa un ampio movimento di protesta contro la trasformazione dell’Unione Europea, che abbandona progressivamente il modello di welfare sociale per abbracciare una logica di riarmo e militarizzazione. Anzichè dedicarsi alla risoluzione dei conflitti attraverso la promozione della giustizia sociale, della cooperazione internazionale, della democrazia e del rispetto del diritto internazionale, l’UE contemporanea si orienta sempre più verso la costruzione di una potenza militare.
I doppi standard che caratterizzano la politica europea degli ultimi decenni, dai conflitti in Jugoslavia e nel Kurdistan, dalla situazione nel Donbass fino alla tragedia palestinese, rivelano come il richiamo ai valori europei venga frequentemente strumentalizzato in modo selettivo. L’Europa effettiva di oggi si discosta notevolmente dalla visione di figure come Spinelli, Gorbaciov, Brandt, Palme e Berlinguer, nonché dai movimenti pacifisti che hanno caratterizzato il continente nel passato.
Le manifestazioni organizzate a Bruxelles il 14 e 15 giugno rappresenteranno un’espressione più autentica dell’Europa rispetto a molti incontri delle istituzioni europee degli ultimi anni. L’Unione Europea contemporanea è infatti caratterizzata dall’intersezione tra tecnocrazie ultraliberali e nazionalismi tradizionali e emergenti, mentre le forze populiste di destra consolidano la loro avanzata in tutto il continente.
Emerge chiaramente come il finanziamento del riarmo avvenga a detrimento dei servizi sociali. Il Patto di Stabilità mantiene il suo ruolo di strumento funzionale a garantire continuità tra le politiche di austerità e quelle di riarmo, con la conseguenza di comprimere gli investimenti pubblici e nelle politiche sociali.
Durante la manifestazione di Bruxelles verrà promossa la campagna “Un per cento equo”, che sostiene l’opportunità di destinare almeno l’1% della ricchezza dei super-ricchi al finanziamento di politiche sociali, ambientali e di cooperazione internazionale. Di fronte alla necessità di scegliere tra la riduzione dei diritti sociali e l’incremento delle spese militari, si rivendica una redistribuzione della ricchezza che imponga maggiori contributi da parte di chi possiede più risorse, restituendo fondi ai servizi pubblici e alle politiche di welfare.
Rifondazione Comunista partecipa alla mobilitazione insieme al Partito della Sinistra Europea e al movimento Stop ReArm Europe, al cui sviluppo ha contribuito attivamente. La presenza in piazza intende affermare una visione alternativa dell’Europa: un’Europa costruita sulla pace, sui diritti sociali, sulla cooperazione e sulla solidarietà tra i popoli.
