Di Luca Franceschi
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Rifondazione Comunista ha mantenuto un ruolo costante all’interno del Comitato Referendum per San Siro, sostenendo con fermezza e coerenza le ragioni della mobilitazione. La posizione del partito non è stata meramente simbolica, bensì frutto di una scelta politica consapevole e motivata. Già durante l’analisi della delibera del 2021, emersero chiaramente numerose ambiguità relative al cosiddetto “interesse pubblico”, la giustificazione principale addotta dall’amministrazione per procedere con la vendita dello stadio.
Da questa consapevolezza sono scaturiti due quesiti referendari ben definiti: uno di carattere abrogativo, volto a negare l’esistenza di quel presunto interesse pubblico, e uno di natura propositiva, pensato per tracciare un percorso alternativo fondato sulla ristrutturazione della struttura sportiva e sulla riqualificazione complessiva delle zone circostanti. Si è trattato di una proposta concreta, orientata verso il beneficio collettivo piuttosto che verso la mera valorizzazione del patrimonio immobiliare.
Alla luce delle informazioni che continuano a emergere sugli organi di stampa, l’interrogativo originale acquista ancora maggiore rilevanza e urgenza: quale interesse pubblico sottendeva effettivamente il progetto? In quali momenti l’amministrazione comunale avrebbe potuto interrompere il processo, ascoltare realmente la popolazione e i comitati territoriali, nonché modificare la propria strategia?
La situazione relativa a San Siro potrebbe ancora non essere definitivamente conclusa. Tuttavia, per la classe politica è giunto il momento di assumersi pienamente la propria responsabilità. Risulta indispensabile prendere decisioni che si caratterizzino per chiarezza, trasparenza e coerenza, operazioni necessarie a ristabilire la credibilità delle istituzioni e a fornire finalmente una risposta concreta a una mobilitazione che ha coinvolto ampie fasce di cittadinanza consapevole e attiva.
