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PRC – PARTITO RIFONDAZIONE COMUNISTA: «RIFONDAZIONE: IN SPAGNA BOOM DELLA REGOLARIZZAZIONE»

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16.05 - martedì 30 giugno 2026

Di Luca Franceschi
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È scaduto oggi il termine fissato dal governo spagnolo per presentare le domande di regolarizzazione rivolte a uomini e donne migranti che non abbiano commesso reati gravi e che risultino presenti nel territorio nazionale prima del 31 dicembre 2025. Le autorità competenti si trovano ora di fronte a una sfida organizzativa considerevole: mentre le previsioni iniziali stimavano circa 750 mila domande, ne sono pervenute approssimativamente 1 milione e 300 mila, che dovranno essere vagliate singolarmente dagli organismi preposti.

La regolarizzazione rappresenta un accesso concreto a diritti fondamentali e tutele specifiche per i migranti. Consente infatti di usufruire dell’assistenza sanitaria, di reclamare contratti di lavoro decenti e di godere di una protezione legale che riduce significativamente il rischio di provvedimenti di espulsione. Il governo spagnolo ha compiuto questa scelta strategica già da tempo, raccogliendo risultati positivi sul piano economico e sociale con una crescita del PIL, un incremento dei salari e un generale miglioramento del welfare nazionale.

Tuttavia, il provvedimento ha suscitato una forte contrapposizione politica. Le destre spagnole hanno manifestato indignazione dichiarando l’intenzione di impugnare il provvedimento per farlo annullare, mentre le destre europee sostengono che gli effetti della misura contrastavano col piano migrazioni e asilo approvato il 12 giugno scorso.

In Italia, in un momento temporale praticamente coincidente, il governo procede invece nella direzione opposta, realizzando i piani attuativi per aumentare il numero dei centri per il rimpatrio, più correttamente denominabili come strutture di deportazione, e quelli destinati ai respingimenti in frontiera. Centinaia di milioni di euro verranno stanziati per programmi repressivi di stampo trumpiano, propagandistici e caratterizzati da un forte orientamento xenofobo. Contemporaneamente, in nome di una sicurezza puramente retorica, centinaia di migliaia di persone verranno confinate in una invisibilità ancora maggiore, spingendole verso il lavoro nero e aumentando il rischio che finiscano nelle reti della criminalità organizzata. Si tratta di una scelta che risulta contemporaneamente cinica, criminale e totalmente inefficace.

Chi oggi sostiene la “remigrazione” dovrebbe essere interpellato per spiegare dove reperire i 10 miliardi di euro necessari per realizzarla e in che modo potrebbe essere rimpiazzata la manodopera espulsa. Tuttavia, per coloro che perseguono orientamenti autoritari storicamente la propaganda ha sempre prevalso su provvedimenti costruttivi in grado di garantire a chi lavora contratti dignitosi, tutele effettive e il riconoscimento dei diritti fondamentali.

La decisione spagnola rappresenta una lezione elementare di buon senso e testimonia un orientamento politico genuinamente preoccupato per il futuro del Paese. Chi governerà l’Italia nei prossimi anni dovrà acquisire consapevolezza del fatto che la regolarizzazione permanente costituisce una condizione necessaria non solo per le persone che giungono nel territorio, ma rappresenta una garanzia indispensabile per i diritti di chiunque viva del proprio lavoro.

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