Di Luca Franceschi
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Ieri alla Camera dei Deputati lo schieramento del Sì ha rivelato il suo vero volto e i suoi reali obiettivi. Si tratta di uno schieramento trasversale che mira a garantire l’impunità per i politici e i potenti, per questo motivo attacca sistematicamente l’indipendenza della magistratura.
La destra, insieme ai centristi di Azione di Calenda e Italia Viva, ha votato per negare l’autorizzazione al sequestro della corrispondenza di Francesco Saverio Romano, parlamentare di Noi Moderati indagato per concorso in corruzione per atti contrari ai doveri di ufficio e turbata libertà degli incanti. I magistrati della Procura di Palermo che conducono le indagini sulla malasanità in Sicilia non potranno accedere a email, messaggi e dati personali del deputato.
Questi sono coloro che chiedono ai cittadini di votare Sì. Contro corruzione e mafie, il voto deve essere No.
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A tre anni dal dramma di Cutro, risuonano ancora questa mattina le parole di Farzaneh Maliki, una superstite che in quella traversata maledetta, avvenuta a poche decine dalla costa, ha perso il fratello, la cognata e tre nipotini. In quella strage hanno perso la vita almeno 94 persone. Le sue parole rimangono impresse: “Quando l’aiuto arriva in ritardo, a volte, non è più aiuto. È solo il conteggio delle vite perdute, è solo un gesto disperato”.
Per quella strage, voluta da chi considera migranti e profughi in fuga dalle guerre come un pericolo da respingere, oggi siedono sul banco degli imputati unicamente quattro militari della Guardia di finanza e due della Guardia costiera. Tuttavia, esistono prove inoppugnabili di una responsabilità politica che rimane completamente assente dal processo. Il naufragio è avvenuto la mattina del 26 febbraio, ma già nella notte precedente l’aereo di Frontex, che sorvegliava l’area, aveva allertato della presenza di un’imbarcazione carica di migranti. La mancata partenza dei soccorsi è stata una sciagurata scelta dettata dalle politiche governative.
Chi dovrà rispondere dei morti, dei dispersi il cui numero rimane sconosciuto, e della vita distrutta di chi è sopravvissuto? La ricerca della giustizia appare ostacolata in ogni modo. Basti considerare che, contravvenendo anche a norme internazionali, non è stata ammessa in aula la presenza di giornalisti e reporter in grado di riportare integralmente quanto emerge durante il processo. Rifondazione, a tre anni di distanza, continuerà a chiedere verità e giustizia per questa e per le tante stragi premeditate che hanno trasformato il Mediterraneo in un’immensa fossa comune, anche al di fuori delle aule dei tribunali.
