Di Luca Franceschi
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Il decreto Bollette si è rivelato un’occasione mancata per l’Italia, secondo quanto dichiarato dal senatore Mario Turco del Movimento 5 Stelle durante la discussione generale. Il provvedimento avrebbe dovuto tracciare una strada precisa verso maggiore autonomia energetica, riduzione della dipendenza dal gas e correzione del meccanismo di formazione del prezzo dell’energia.
Invece, il governo si è limitato a un recepimento meramente formale delle indicazioni europee, continuando di fatto a ostacolare la transizione energetica. Le scelte operate penalizzano le fonti rinnovabili e mantengono in vita un modello energetico ormai superato, costoso e inefficiente.
Le decisioni più controverse includono la proroga dell’utilizzo del carbone fino al 2038 e il tentativo di rimettere in discussione il sistema ETS, il principio secondo cui chi inquina deve pagare. Non è un caso che sia stata l’Unione Europea a bloccare questo impianto normativo, svuotando politicamente il decreto stesso.
Durante questi quattro anni di governo, l’esecutivo ha sistematicamente rallentato la transizione energetica, indebolito gli investimenti verdi e lasciato l’Italia in una posizione di fragilità, ancora troppo dipendente dal gas e quindi esposta alla speculazione e all’aumento delle bollette.
Il confronto con altri Paesi europei risulta impietoso. Mentre la Spagna investe concretamente su rinnovabili, stabilità dei prezzi e sicurezza energetica, l’Italia continua a inseguire progetti come l’hub del gas, lasciando che famiglie e imprese paghino il conto di questa strategia miope.
Il governo ha sprecato anche l’opportunità offerta dal PNRR. Non ha potenziato le rinnovabili, non ha corretto il sistema di formazione del prezzo dell’elettricità, non ha favorito contratti di medio-lungo periodo, non ha semplificato gli iter autorizzativi e non ha sostenuto adeguatamente le comunità energetiche.
Particolarmente grave risulta la gestione del tema degli extraprofitti. Mentre altri Paesi europei hanno già adottato misure nazionali concrete, il governo italiano si limita a scrivere lettere a Bruxelles. Il ministro Giorgetti sembra vivere in un mondo a parte rispetto alle urgenze del Paese.
Nella comunicazione inviata alle istituzioni europee manca però un elemento fondamentale: qualsiasi riferimento agli extraprofitti di banche, assicurazioni e industria delle armi. Questa omissione solleva interrogativi sulla reale volontà politica dell’esecutivo.
La verità è che il governo non ha l’intenzione di colpire davvero i profitti straordinari accumulati da grandi gruppi e settori che hanno beneficiato della crisi, mentre cittadini e imprese continuano a sopportare costi insostenibili. Il decreto Bollette rappresenta l’ennesima dimostrazione di questa mancanza di coraggio politico.
