Di Luca Franceschi
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Il Partito della Rifondazione Comunista – Sinistra Europea condanna con fermezza il grave episodio che ha colpito Marwan Barghouti, detenuto da 24 anni. Secondo quanto denunciato dalla moglie Fadwa e dal figlio Arab, una guardia carceraria avrebbe sparato una pallottola di gomma alla gamba del prigioniero, causando ferite significative che non risulterebbero adeguatamente trattate dal punto di vista medico.
La formazione politica rivendica l’effettuazione immediata di una visita medica indipendente condotta dal personale del Comitato della Croce Rossa, non soltanto per Barghouti ma anche per gli oltre diecimila detenuti palestinesi. Viene inoltre richiesta un’indagine internazionale sulle violenze che caratterizzerebbero quotidianamente la realtà carceraria israeliana. Barghouti e molti altri detenuti sarebbero sottoposti a una serie documentata di aggressioni, privazioni, intimidazioni e prolungati periodi di isolamento, in diversi casi senza nemmeno l’espletamento di un processo o una sentenza.
Il contesto politico risulta particolarmente delicato. Le elezioni legislative palestinesi si terranno il 28 novembre, mentre le presidenziali sono programmate per il primo trimestre del 2027, occasione in cui Barghouti intende presentarsi come candidato. La sua figura emerge come una delle più rappresentative della popolazione palestinese, in grado sia di ricucire le divisioni interne che di promuovere un rinnovamento democratico e di instaurare un confronto paritario con la potenza occupante.
Il partito sottolinea che affinché ciò possa realizzarsi, Barghouti deve recuperare la libertà. La formazione fa parte della Campagna internazionale per la liberazione di Marwan Barghouti e di tutti i prigionieri palestinesi e sollecita un rafforzamento della mobilitazione su questo fronte.
Viene avanzata una richiesta esplicita all’Unione Europea e al governo italiano perché si impegnino concretamente nella liberazione dei detenuti palestinesi, molti dei quali sono minori e non hanno beneficiato di processi equi.
La dichiarazione evidenzia come soltanto attraverso un simile percorso sarà possibile avviare un autentico processo di pace, fondato sulla fine dell’occupazione e dell’apartheid, con il pieno riconoscimento e l’autodeterminazione incondizionata del popolo palestinese.
