Di Luca Franceschi
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La notizia della scomparsa di Anubi Lussurgiu D’Avossa ha colpito stamattina come un fulmine a ciel sereno, lasciando amici e compagni attoniti e senza parole. Per Rifondazione Comunista rappresenta la perdita di un pezzo importante della propria storia, di cui Anubi è stato un protagonista appassionato, geniale e visionario fino alla crisi finanziaria del 2008.
Dopo quel momento cruciale, Anubi ha scelto una strada diversa, decidendo di operare all’interno dei movimenti senza aderire a nessuno dei percorsi partitici che si svilupparono successivamente. Quella comunità di cui era stato uno dei giovani e creativi riferimenti si è progressivamente dispersa, ma gli incontri sono proseguiti nei cortei e nelle grandi mobilitazioni pubbliche.
Anubi non ha mai incarnato la figura del comunista ortodosso, ma proprio per questa ragione è stato probabilmente più coerente di molti altri nella pratica quotidiana e nella realizzazione del comunismo come movimento concreto e vivo. Da studente durante la protesta della Pantera, passando per Genova fino agli ultimi giorni della sua vita, è rimasto un comunista in movimento costante.
Attivista di movimento, militante politico impegnato, intellettuale di grande cultura, giornalista di Liberazione, occupante e disobbediente civile, Anubi non ha mai inseguito carriere personali, bensì ha sempre cercato di fare la cosa giusta senza cadere nella retorica, mantenendo una generosa dose di follia creativa.
I suoi articoli e i suoi interventi pubblici spiazzavano spesso chi tenta di confinare la realtà e la storia dentro schemi semplicistici. Anche quando era possibile dissentire dalle sue posizioni, le sue riflessioni sapevano mettere in discussione le certezze altrui e stimolava il pensiero critico. Era impossibile non volere bene a una persona così autentica e generosa.
