Di Luca Franceschi
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La Corte d’Assise e d’Appello di Bologna ha confermato la condanna all’ergastolo per i genitori di Saman Abbas. Le motivazioni della sentenza illustrano con chiarezza il carattere di un omicidio pianificato, condiviso e perpetrato al fine di punire una giovane donna il cui unico torto era aver reclamato il diritto di autodeterminazione sulla propria esistenza. Questo caso solleva questioni che trascendono la sfera individuale e coinvolgono l’intera comunità democratica.
La tutela della libertà femminile rappresenta un principio non derogabile, poiché i diritti fondamentali non sono materia di compromesso. Nessun argomento relativo all’onore, alla fede religiosa, alle tradizioni consolidate o all’identità culturale e nazionale può legittimare il controllo esercitato sul corpo, sulle relazioni affettive, sulle decisioni e sul percorso vitale di una donna. È importante sottolineare come sarebbe un errore attribuire questi fenomeni di violenza a una cultura specifica e considerarla come “altra” e estranea.
La violenza esercitata da uomini nei confronti delle donne rappresenta una realtà diffusa globalmente, senza confini geografici o sviluppo economico. Pur modificandosi nelle modalità, nei contesti sociali e nelle giustificazioni addotte, la radice rimane invariata: il proposito di ridurre le donne a ruoli sociali predeterminati, privandole della capacità di scelta autonoma. Ogni circostanza in cui una donna subisce punizione per aver esercitato la propria libertà riflette il medesimo paradigma patriarcale che sottende femminicidi, abusi domestici, unioni forzate, delitti perpetrati in nome dell’onore e ogni genere di asservimento.
La riconferma della massima condanna per chi, tradendo il vincolo di fiducia familiare, ha commesso uno dei crimini più efferati rappresenta anche un monito a intensificare gli interventi preventivi. È indispensabile promuovere educazione al rispetto reciproco, alla libertà e all’autodeterminazione. La scuola deve essere in grado di insegnare il consenso informato e il principio dell’uguaglianza. I servizi sociali e i centri specializzati nella lotta alla violenza devono disporre di risorse adeguate per identificare i segnali di pericolo. Le istituzioni devono proteggere con fermezza coloro che trovano il coraggio di ricercare assistenza. Infine, occorrono norme sulla cittadinanza che agevolino il contrasto alla marginalizzazione sociale.
La libertà femminile costituisce il limite ultimo oltre il quale una democrazia non può cedere. Proteggerla equivale a proteggere i diritti umani nella loro totalità, in ogni luogo e in ogni circostanza.
