Di Luca Franceschi
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Ottantuno anni sono trascorsi dalla liberazione dell’Italia dal nazifascismo, eppure il messaggio di quella stagione storica conserva intatta la sua forza e la sua rilevanza contemporanea. Quel messaggio continua a parlare al presente, a questo momento, a noi oggi. Le considerazioni espresse dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella rappresentano un importante monito: libertà e pace non costituiscono conquiste definitive e irreversibili, ma al contrario possono subire arretramenti, essere messe in discussione, persino essere travolte dalla prepotenza, ossia dalla barbarie nei suoi aspetti più crudi.
Nel contesto attuale, segnato dal ritorno dei conflitti armati nel mondo, dalla rinascita di spinte nazionaliste e dalle trasgressioni agli accordi internazionali, il richiamo valoriale della Resistenza assume un significato particolarmente pregnante e urgente. Proteggere la democrazia implica combattere con determinazione ogni tentativo di instaurare regimi autoritari, ogni sforzo volto a falsificare o riscrivere gli insegnamenti della storia, ogni progressivo smantellamento delle libertà e dei diritti fondamentali.
La commemorazione del 25 aprile racchiude in sé un significato profondo e immediato: rappresenta la scelta che deve rinnovarsi quotidianamente, quella tra affidarsi alla forza della legge oppure alla legge della forza. La libertà, infatti, non gode di garanzie permanenti e definitive, ma richiede un impegno costante affinché venga preservata, giorno dopo giorno, contro ogni minaccia.
