Di Luca Franceschi
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Il monito lanciato da Papa Leone XIV riguardante il potere esercitato dalle Big Tech e lo sviluppo dell’intelligenza artificiale rappresenta un avvertimento che merita di essere pienamente compreso e considerato. Attualmente, il controllo delle piattaforme digitali, dei dati, degli algoritmi e delle infrastrutture tecnologiche risulta concentrato nelle mani di un numero limitato di grandi società private operanti a livello globale. Questi attori determinano in misura crescente le condizioni attraverso cui avviene la partecipazione democratica, l’accesso alle informazioni e persino l’esercizio dei diritti considerati fondamentali.
Non rappresenta una coincidenza il fatto che le Big Tech si trovino ormai strettamente legate alla visione politica propria della nuova destra caratterizzata da posizioni autarchiche, incarnata da Donald Trump. Tale movimento politico tende a percepire le regole, i controlli democratici e il pluralismo come impedimenti da eludere e superare.
Per questo motivo assume particolare rilevanza l’appello del Papa verso il “disarmo” dell’intelligenza artificiale e verso il riconoscimento dei dati, degli algoritmi e delle piattaforme come beni comuni che non possono sottrarsi a nessuna forma di responsabilità collettiva. Non si tratta di un rifiuto della tecnologia in sé, bensì della richiesta di reintrodurla all’interno dei principi democratici, della trasparenza e dell’interesse generale della collettività.
Tale questione rappresenta una sfida che coinvolge direttamente l’Europa. In questo momento storico, risulta indispensabile sviluppare una autentica sovranità digitale europea, dotata della capacità di imporre alle piattaforme l’obbligo della trasparenza, il rispetto di regole democratiche e la protezione integrale dei diritti fondamentali. Sebbene l’Europa possa trovarsi sola di fronte a questa sfida su scala mondiale, proprio per questa ragione risulta essenziale mantenersi uniti e procedere verso investimenti comuni, come sostiene Mario Draghi. L’assenza di autonomia sia tecnologica che democratica espone infatti l’Europa al rischio concreto di trasformarsi in una colonia digitale controllata dalle grandi potenze che operano a livello globale.
