Di Luca Franceschi
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Sandro Ruotolo, responsabile Informazione nella segreteria nazionale del Pd, interviene con fermezza contro le liste di proscrizione rivolte ai giornalisti, definendole un metodo pericoloso e anacronistico. Si tratta, secondo il dirigente democratico, di uno strumento di intimidazione nei confronti dell’informazione libera che non può essere tollerato in uno Stato di diritto.
Ruotolo sottolinea come il presidente dell’Ordine dei giornalisti Carlo Bartoli abbia ragione nel ribadire che la libertà di stampa rappresenta uno dei pilastri fondamentali della democrazia. Tale diritto non può essere messo in discussione ogni qual volta un professionista dell’informazione diffonde notizie che risultino sgradevoli a chi detiene il potere.
Il responsabile Pd evidenzia come questo atteggiamento rifletta una cultura politica consolidata, basata sulla divisione tra presunti alleati e nemici, tra informazione considerata leale e quella da colpire. Una visione che alimenta tensioni e contrasti invece di favorire il dibattito democratico.
Le liste di proscrizione vantano una storia particolarmente radicata all’interno della destra italiana. Ruotolo ricorda come nel 2002 il cosiddetto Editto bulgaro rappresentò un momento emblematico di questo fenomeno, quando furono pubblicamente indicati giornalisti e professionisti ritenuti indesiderati.
È in questo contesto che il dirigente del Partito Democratico si rivolge direttamente al generale Roberto Vannacci, invitandolo ad accettare una realtà incontrovertibile: in una democrazia autentica i giornalisti non vengono selezionati secondo criteri politici, non vengono schedati e non vengono messi all’indice.
I professionisti dell’informazione svolgono il loro lavoro secondo principi e codici deontologici. Pur potendo piacere o dispiacere, pur potendo essere sottoposti a critica legittima, non possono diventare oggetto di campagne organizzate contro di loro. Esercitano un diritto-dovere fondamentale quale quello di informare i cittadini sulla realtà dei fatti.
La libertà di stampa trova il suo fondamento nella Costituzione della Repubblica italiana, nata dalla consapevolezza storica dell’antifascismo. Proprio per questo motivo, prosegue Ruotolo, ogni tentativo di delegittimare il giornalismo indipendente merita una risposta decisa e ferma da parte di tutte le forze democratiche.
Chi oggi ironizza sulle liste di proscrizione dovrebbe riflettere su una verità storica irrefutabile: senza una stampa veramente libera non esiste democrazia autentica, ma solo propaganda di regime. L’Italia conosce bene dove conduce quella strada sulla base della propria esperienza storica.
