Di Luca Franceschi
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In Italia numerosi diritti fondamentali sono venuti progressivamente meno nella pratica quotidiana. In primo luogo il diritto alla mobilità, come dimostrano i continui disagi che caratterizzano i trasporti ferroviari con ritardi e guasti ricorrenti. Sebbene il cambio della leadership di Ferrovie dello Stato rappresenti un intervento sulla gestione, la responsabilità politica della situazione rimane concentrata.
Altrettanto critica è la condizione del diritto all’abitare. Le giovani coppie rinunciano alla prospettiva di formare una famiglia, i lavoratori faticano a sostenere i costi degli affitti, mentre i salari rimangono bassi e l’instabilità occupazionale diffusa. L’assenza di un salario minimo legale aggrava ulteriormente il quadro, così come le lunghe liste d’attesa nel settore sanitario costringono milioni di cittadini a rinunciare alle cure necessarie.
Dopo quattro anni di attività di governo, le problematiche concrete che interessano gli italiani non hanno trovato soluzione. Contemporaneamente, mentre la popolazione manifesta l’esigenza di risposte concrete su questioni essenziali come occupazione, sanità, alloggi e infrastrutture di trasporto, l’esecutivo indirizza i propri sforzi verso una revisione della normativa che regola le competizioni elettorali.
Tale riforma risulta difettosa tanto nella sostanza quanto nella modalità attraverso cui viene condotta. Sul piano contenutistico, poiché risponde alle convenienze della coalizione governativa anziché al bene collettivo. Relativamente all’aspetto procedurale, perché le regole che sottendono la competizione democratica non possono essere modificate unilateralmente da chi le applica, tantomeno mentre il confronto politico è ancora in corso.
Un governo non può ricalibrare la disciplina elettorale al fine di ampliare le proprie chances di mantenimento del potere. Quando un’amministrazione al governo modifica la legge elettorale esclusivamente per garantirsi vantaggi, il rischio trascende la dimensione meramente politica e coinvolge la qualità stessa della democrazia. Un simile approccio erode i fondamenti democratici, strumentalizzando gli organismi istituzionali per il perseguimento di interessi settoriali di chi detiene la responsabilità governativa.
