(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
///
I dati Istat di oggi sull’ultimo trimestre e l’ultimo anno del mercato del lavoro non hanno sollecitato gli usuali commenti trionfalistici da parte della maggioranza. E in effetti sono tanti i motivi di preoccupazione.
Nell’ultimo anno le ore lavorate crescono più del PIL: 2% contro 0,6%. Un fenomeno che si spiega in larga parte col basso costo dei lavoratori dati i bassi salari.
A fronte di una occupazione complessivamente invariata continua ad aumentare il tasso di occupazione dei lavoratori con più di 50 anni e a calare quello dei più giovani fra 15 e 34 anni.
Cala, paradossalmente, l’occupazione dei laureati e diplomati.
Aumentano le persone inattive per motivi familiari. Si tratta quasi esclusivamente di donne: 3.092.000.
Continua a crescere il lavoro intermittente, un lavoro a bassissima intensità di lavoro: ci vogliano 4 lavoratori Intermittenti per farne uno a tempo pieno. Sempre a disposizione per essere chiamati senza mai garanzie di un salario sufficiente.
Giovani, donne, scarso rendimento del titolo di studio, precarietà: problemi che richiedono politiche strutturali, non l’insalata di bonus e allentamento dei diritti servita da governo e maggioranza.
