Di Luca Franceschi
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La situazione geopolitica nel Medio Oriente, caratterizzata dalle tensioni tra Trump e Netanyahu verso l’Iran, sta generando ripercussioni significative sulla quotidianità dei cittadini, delle famiglie e delle aziende italiane. I settori dell’agricoltura e della pesca si trovano particolarmente colpiti, con conseguenze dirette su coltivatori, pescatori e consumatori.
Il rincaro del gasolio, che ha superato la soglia di un euro e mezzo al litro, sta già provocando incrementi sostanziali nei costi di produzione dell’ortofrutta. Si registra un aumento del 50% per i pomodori e del 30% per le zucchine, con effetti a cascata su tutta la filiera agroalimentare.
Le criticità dello Stretto di Hormuz incidono negativamente anche sulla disponibilità dei fertilizzanti, creando preoccupazioni non soltanto per il presente ma soprattutto per le prospettive future del settore. Contemporaneamente, l’esportazione dei prodotti ortofrutticoli verso il Medio Oriente risulta bloccata dai colli di bottiglia dovuti alle tensioni nello Stretto.
Di fronte a questo panorama preoccupante, le associazioni di categoria e i deputati del Partito Democratico hanno richiesto al governo l’immediata convocazione di un tavolo tecnico dedicato specificamente al comparto della pesca. Tale settore rischia infatti una riduzione significativa dei giorni di attività a causa degli elevati costi del carburante, con importanti conseguenze economiche negative.
L’esecutivo deve inoltre adottare misure concrete per contrastare i fenomeni speculativi che minacciano di colpire l’intera filiera agroalimentare, causando danni sia ai produttori che ai consumatori finali.
Secondo quanto dichiarato, il costo di questo conflitto illegittimo viene già pagato pienamente dai cittadini e dalle cittadine italiane, come sottolinea Camilla Laureti, responsabile delle politiche agricole nella segreteria nazionale del Partito Democratico ed eurodeputata.
