Di Luca Franceschi
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Il governo italiano viene accusato di comportarsi come uno spettatore passivo del Paese, inseguendo ogni evento della giornata con dichiarazioni considerate assurde. Secondo le critiche, la maggioranza di destra sarebbe impegnata in una gara per alzare la voce, strumentalizzando i fatti di cronaca nera nel tentativo di raccogliere ulteriori consensi elettorali. Tuttavia, il rilievo è che sono proprio loro a governare l’Italia da quasi quattro anni.
Al di là della “bolla social” in cui la destra intende confinare gli italiani, la crisi energetica continua a colpire duramente. I prezzi dei carburanti stanno erodendo progressivamente il bilancio delle famiglie, con il gasolio che ha superato i due euro al litro e la benzina in continuo aumento. A partire da inizio luglio, l’esecutivo ha scelto di non rinnovare lo sconto sulle accise, senza prevedere alcun supporto per le imprese e le famiglie in condizioni di maggiore fragilità.
Un pieno di diesel costa oggi oltre dieci euro in più rispetto a tre settimane fa. Coloro che pagano il prezzo più alto sono i pendolari, gli autotrasportatori e tutti coloro che utilizzano l’automobile per lavoro. La situazione appare ancora più problematica considerando le posizioni assunte in passato. Anni addietro, Giorgia Meloni aveva diffuso un video, divenuto emblematico di comunicazione politica populista sui social media, in cui chiedeva l’abolizione delle accise sui carburanti, definendole uno scandalo. Attualmente, invece, la stessa persona ha deciso di mantenerle invariate senza protestare e incassando silenziosamente un significativo gettito aggiuntivo dall’IVA.
La questione di fondo è che su temi che veramente impattano la quotidianità dei cittadini, come carburanti, bollette e salari, questa maggioranza non dispone di soluzioni concrete, ma solo di commenti. E come sottolineato in conclusione, ai distributori di carburante i commenti non pagano la benzina.
