(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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“I dati ufficiali confermano ciò che purtroppo milioni di lavoratori sperimentano ogni giorno: gli stipendi crescono solo nominalmente mentre il potere d’acquisto continua a ridursi. Per tornare ai livelli del 2019, gli stipendi dovrebbero aumentare almeno del 10,5% rispetto ai livelli nominali medi attuali. Ciò dimostra il fallimento di una strategia che ignora i salari reali e scarica l’inflazione su famiglie e lavoratori.
A confermarlo non è solo l’Istat ma anche l’Inps nel suo ultimo rapporto. L’inflazione cumulata degli ultimi anni ha superato gli aumenti contrattuali, determinando una perdita strutturale di reddito reale.
Non è una dinamica temporanea ma l’effetto di scelte politiche sbagliate del governo Meloni, che non ha saputo arginare l’inflazione post pandemica.
Per questo, il M5S ribadisce la necessità di due interventi, complementari e sostenibili, per i quali ha già depositato delle proposte di legge purtroppo ancora ferme: il salario minimo e un meccanismo di adeguamento salariale e fiscale legato al potere d’acquisto, basato su indicatori oggettivi di inflazione reale.
Serve un sistema moderno, selettivo e graduale, che protegga i redditi medio-bassi e non produca automatismi incontrollati sulla spesa pubblica.
Dire che ‘gli stipendi aumentano’ senza guardare al loro valore reale non è un errore tecnico ma una scelta politica che impoverisce il Paese e aumenta le disuguaglianze. Continueremo a batterci per un principio semplice: chi lavora può essere, né diventare, povero”.
Così il senatore Mario Turco, vicepresidente del M5S e componente della commissione parlamentare d’inchiesta sulle banche.
