(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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L’apertura delle scuole dell’infanzia nel mese di luglio in Trentino è ormai diventata, di fatto, un undicesimo mese di servizio. Presentata come risposta alle esigenze di conciliazione delle famiglie, dopo sette anni mostra però con sempre maggiore evidenza criticità educative, organizzative e legate al benessere di bambini e insegnanti, senza aver affrontato realmente il problema della conciliazione.
Le scuole dell’infanzia non possono trasformarsi nella risposta permanente a bisogni sociali che richiedono strumenti diversi, più flessibili e rispettosi dei tempi dell’infanzia e della vita familiare.
Va ribadito con chiarezza che il personale insegnante non è personale deputato alla conciliazione. Le insegnanti sono professioniste dell’educazione: progettano percorsi di crescita, osservano, accompagnano lo sviluppo dei bambini e costruiscono relazioni educative di qualità. Non possono essere considerate un surrogato dei servizi estivi o una soluzione alla loro carenza.
Durante l’estate gli ambienti scolastici risultano spesso poco adatti a permanenze prolungate. Anche dove sono presenti sistemi di raffrescamento, bambini molto piccoli trascorrono fino a dieci ore negli stessi spazi, con ridotte opportunità di movimento, esperienze diversificate e cambi di contesto.
A ciò si aggiunge la crescente difficoltà nel reperire e trattenere personale. Sempre più insegnanti scelgono altri ordini di scuola, territori confinanti o percorsi professionali differenti, perché la scuola dell’infanzia è percepita come sempre più gravosa e meno attrattiva. Una tendenza che rischia di compromettere la qualità del servizio e la tenuta del sistema scolastico trentino.
Va inoltre considerato il tempo che il personale deve dedicare alla formazione, alla verifica annuale, alla progettazione educativa e agli obblighi in materia di salute e sicurezza.
La conciliazione si costruisce investendo in servizi estivi dedicati, sostegni alle famiglie e politiche del lavoro che favoriscano il tempo di cura, non estendendo senza limiti il tempo-scuola dei bambini più piccoli. Difendere la scuola dell’infanzia significa tutelare il diritto dei bambini a tempi adeguati, ambienti vivibili ed esperienze educative di qualità, rispettando al contempo la professionalità e la salute degli insegnanti. Per questo DOCET chiede l’apertura di un confronto serio, pubblico e responsabile sull’attuale modello di apertura per undici mesi delle scuole dell’infanzia in Trentino e sulle alternative realmente utili alle famiglie.
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Giovanni Ceschi, presidente
Michela Lupi e Daniela Tabarelli, componenti del direttivo per la scuola dell’infanzia
