Di Luca Franceschi
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Le nuove inchieste che hanno coinvolto il Cefpas e l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale della Sicilia delineano uno scenario allarmante che, qualora venisse confermato dalle indagini della magistratura, rivelerebbe una gestione della cosa pubblica asservita a logiche clientelari, articolate reti di potere, distribuzione di incarichi tra conoscenti, familiari e fedeli sostenitori, nonché un utilizzo improprio di risorse destinate alla sanità e alla ricerca. Si tratta di un quadro devastante per la Sicilia e per i numerosi professionisti onesti che quotidianamente operano con serietà nelle strutture pubbliche regionali.
È quanto dichiara la deputata siciliana del Movimento 5 Stelle Daniela Morfino, in merito alle notizie diffuse in questi giorni relative alle indagini condotte dalla Procura europea e dalla Procura di Caltanissetta.
Da una parte emerge quello che è stato definito il “sistema Gallo Afflitto” al Cefpas, caratterizzato da un meccanismo che gli inquirenti descrivono come basato sulla distribuzione di incarichi e consulenze finalizzate a consolidare consenso e relazioni politiche trasversali. Dall’altra parte, l’inchiesta dell’EPPO sull’Istituto Zooprofilattico ipotizza un impiego irregolare di fondi europei e l’attribuzione di incarichi esterni per attività che avrebbero potuto essere espletate dal personale interno, con il coinvolgimento di figure legate ai vertici dell’ente da rapporti familiari, politici o fiduciari. Due vicende distinte, ma unite da un elemento politico evidente: la gestione di enti strategici della Regione sembra essere stata considerata da alcuni come una riserva di potere e non come un servizio pubblico al servizio della collettività.
Si tratta di organismi che gestiscono milioni di euro di risorse pubbliche e che dovrebbero occuparsi di formazione sanitaria, prevenzione, sicurezza alimentare, ricerca e tutela della salute. Invece, secondo quanto emerge dalle indagini, ci si troverebbe di fronte a una macchina costruita per alimentare relazioni personali e politiche. È un fatto di estrema gravità che erode la fiducia dei cittadini nelle istituzioni e danneggia l’immagine dell’intero sistema sanitario regionale.
Mentre gli ospedali e i pronto soccorso soffrono di carenze di personale, mentre i cittadini attendono mesi per visite ed esami e mentre interi territori vivono emergenze sanitarie quotidiane, si apprende di incarichi, consulenze, collaborazioni e sistemi di relazioni che avrebbero sottratto risorse pubbliche e mortificato il merito. È una situazione che richiede una reazione immediata e una totale operazione di trasparenza.
I siciliani hanno il diritto di sapere come sono state utilizzate le risorse pubbliche, quali controlli siano stati effettuati, chi abbia autorizzato determinate procedure e perché eventuali anomalie non siano state intercettate prima dall’amministrazione regionale. La Sicilia non può continuare a essere ostaggio di sistemi di potere che si alimentano grazie alle risorse pubbliche. Serve una stagione nuova, fondata su trasparenza, competenza, controlli rigorosi e selezione meritocratica. Chi ha sbagliato deve risponderne fino in fondo. Chi ha governato questi enti deve assumersi le proprie responsabilità politiche.
La sanità pubblica siciliana non può diventare terreno di spartizione. Ogni euro destinato alla salute dei cittadini deve essere utilizzato per migliorare servizi, cure e prevenzione, non per alimentare reti di consenso. Su questo punto l’attenzione resterà alta, dentro e fuori le istituzioni.
