Di Luca Franceschi
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Il governo continua a prendere in giro la scuola pubblica italiana. Giuseppe Valditara annuncia le nuove linee per i licei e presenta come grande innovazione il ritorno della separazione tra storia e geografia, dopo anni di “geostoria”. Ma la domanda resta la stessa: è davvero una riforma o solo un’operazione di marketing?
La “geostoria” non è nata per caso. Nel 2010, con la riforma Gelmini nel governo Berlusconi, si è deciso di accorpare storia e geografia, riducendo di fatto il monte ore complessivo. Fu un taglio: invece di garantire 2 ore di storia e 2 di geografia nel biennio, si è scesi a circa 3 ore complessive.
Oggi si annuncia la separazione delle due materie, ma le ore restano sempre 3. Quindi resta il taglio, e non è l’unico. Nella legge di bilancio i tagli alla scuola si aggirano intorno agli 800 milioni di euro nel triennio.
Si continua quindi a tagliare da una parte e a proclamare riforme dall’altra. Si annunciano nuove discipline, si parla di digitale e intelligenza artificiale, ma senza investimenti reali: l’educazione digitale è già prevista da anni, ma le risorse stanziate restano praticamente inesistenti.
Prima di presentare come rivoluzioni quelle che rischiano di essere solo operazioni di facciata, bisognerebbe dire chiaramente una cosa: la scuola non ha bisogno di nuove etichette, ma di ore, risorse e dignità. E soprattutto, di non continuare a pagare errori creati proprio da chi oggi finge di correggerli.
Queste le parole della senatrice del Movimento 5 Stelle Barbara Floridia, espresse sui suoi canali social in merito alla questione della riforma dei licei annunciata dal Ministro dell’Istruzione.
