Di Luca Franceschi
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Durante il dibattito in Aula alla Camera, la capogruppo del Movimento 5 Stelle in Commissione Affari Sociali ha sollevato una questione di evidente contraddizione politica, richiamando alcune dichiarazioni passate della presidente del Consiglio Giorgia Meloni.
Quando sedeva tra i banchi dell’opposizione, Meloni affermava con decisione che non fosse vero che gli immigrati fanno lavori che gli italiani non vogliono più fare, ma piuttosto che li svolgono a condizioni che gli italiani non sono più disposti ad accettare. Parole nette e inequivocabili che oggi appaiono in contrasto con le scelte normative del Governo.
La questione riguarda le norme che permettono l’esercizio delle professioni sanitarie senza seguire le normali procedure di riconoscimento dei titoli conseguiti all’estero. Secondo l’esponente pentastellata, questa scelta solleva interrogativi profondi sulla strategia del Governo in materia sanitaria.
Invece di aumentare i salari, valorizzare le competenze, migliorare le condizioni di lavoro e arginare la fuga di professionisti dal Servizio sanitario nazionale, si sceglie la via della ricerca di personale all’estero. Una strada che non contribuisce affatto a rafforzare la sanità italiana.
Questa norma rappresenta di fatto l’ammissione di un fallimento: il Governo non è riuscito a rendere attrattivo il SSN per chi vive, studia e lavora nel nostro Paese. La carenza di infermieri non si risolve aggirando il problema, ma affrontandolo alla radice.
Le soluzioni concrete passano attraverso retribuzioni migliori per chi lavora negli ospedali, condizioni di lavoro più dignitose, investimenti nella formazione e il riconoscimento del valore di professioni fondamentali per garantire il diritto alla salute dei cittadini.
La scelta del Governo viene definita non solo sbagliata e miope, ma profondamente contraddittoria rispetto alle posizioni espresse dalla premier quando era all’opposizione. L’accusa è chiara: non si vuole pagare adeguatamente il personale sanitario e si cerca manodopera più disponibile ad accettare condizioni contrattuali svantaggiose.
Il Movimento 5 Stelle rivendica una visione diversa: medici, infermieri e operatori socio-sanitari, siano essi italiani o stranieri, meritano rispetto, tutele e retribuzioni adeguate. Non si può accettare un approccio al ribasso sui diritti dei lavoratori.
C’è poi un aspetto cruciale legato alla sicurezza. Far lavorare personale sanitario senza seguire l’iter regolare di riconoscimento del titolo di studio può essere pericoloso. Come si può garantire che il personale sia adeguatamente preparato? Come si affrontano le eventuali barriere linguistiche che potrebbero compromettere la qualità dell’assistenza?
Risulta inconcepibile che un Governo che denunciava il dumping sociale nel settore agricolo finisca oggi per applicare la stessa logica quando è in ballo la salute dei cittadini. Una contraddizione che mette a nudo l’incoerenza tra le parole pronunciate dall’opposizione e le scelte concrete operate al Governo.
