Di Luca Franceschi
///
La senatrice del Movimento 5 Stelle Vincenza Aloisio ha duramente criticato la decisione del Ministro della Cultura Alessandro Giuli di negare il finanziamento al docufilm “Tutto il male del mondo”, dedicato alla tragica vicenda di Giulio Regeni, il giovane ricercatore italiano brutalmente ucciso in Egitto nel 2016.
Secondo la parlamentare pentastellata, questa scelta non rappresenta semplicemente una mancanza di supporto per un’opera di indiscutibile valore civile e culturale, ma costituisce un chiaro segnale di un sistema di assegnazione dei fondi sempre più politicizzato e privo di trasparenza.
Aloisio ha definito “inammissibile” che un prodotto cinematografico finalizzato a raccontare una verità storica così dolorosa venga escluso dal sostegno pubblico per ragioni che appaiono esclusivamente di natura politica.
La senatrice ha evidenziato come il nuovo cinema italiano si stia orientando sempre di più verso posizioni di destra, riflettendo una narrativa che celebra un’ideologia di appartenenza mentre trascura critiche e racconti scomodi per il potere.
Come esempio di questa tendenza, Aloisio ha citato la preferenza accordata a opere che esaltano la cultura patriottica, come il film “Alla festa della ri-voluzione”, considerando questa scelta espressione di una visione distorta e parziale dell’identità culturale nazionale.
Le decisioni adottate dalla commissione del Ministero della Cultura, secondo la parlamentare M5S, mostrano una totale discrezionalità caratterizzata da chiari elementi di propaganda politica, invece di promuovere una cinematografia che rappresenti il ricco e variegato tessuto della società italiana.
Aloisio ha delineato quello che definisce “il disegno” del governo Meloni: dopo aver collocato propri rappresentanti ai vertici dei complessi museali, ora sarebbe arrivato il momento di indirizzare anche la cultura cinematografica verso nuovi orizzonti, politicizzandola e oscurando verità scomode come quella relativa al caso Regeni.
La senatrice ha concluso il suo intervento auspicando che le festività pasquali abbiano indotto il Ministro Giuli a riconsiderare il sostegno a progetti culturali che riflettano il reale patrimonio nazionale e le ingiustizie del passato, ribadendo che “la cultura non può e non deve essere soggetta a censure politiche”.
