Di Luca Franceschi
///
La deputata del Movimento 5 Stelle Emma Pavanelli ha definito la vittoria al referendum sulla giustizia “una lezione politica chiara per il centrodestra e per il Governo”, accusando l’esecutivo di aver deliberatamente escluso milioni di italiani fuorisede dalla possibilità di votare.
Secondo la parlamentare pentastellata, si è trattato di una “decisione grave e calcolata” che ha compresso la partecipazione democratica, impedendo a una vasta fascia di cittadini di esercitare il proprio diritto costituzionale.
Nonostante queste limitazioni, Pavanelli ha sottolineato come migliaia di cittadini abbiano comunque trovato il modo di partecipare al voto, arrivando persino a iscriversi come rappresentanti di lista pur di non rinunciare al proprio diritto democratico.
La deputata ha interpretato questa mobilitazione come “il segnale di un Paese che non si arrende e che difende la democrazia anche quando qualcuno prova a limitarla”, evidenziando inoltre come si tratti del messaggio di migliaia di giovani scontenti delle politiche governative su scuola e università.
Pavanelli ha denunciato come inaccettabile che milioni di cittadini vengano “esclusi o inclusi a seconda delle convenienze del Governo”, ribadendo la necessità di una normativa chiara e definitiva che garantisca il diritto di voto a tutti, a partire proprio dai fuorisede.
La rappresentante del M5S ha quindi puntato il dito contro i tempi della politica, ricordando che la legge delega sul voto dei fuorisede rimane ferma da mesi in Senato, quando invece potrebbe essere approvata e attuata in poche settimane con l’assenso della maggioranza.
La conclusione dell’intervento ha evidenziato come garantire il diritto di elettorato attivo rappresenti “il primo passo per fermare l’emorragia democratica che sta colpendo il nostro Paese”, un monito che la deputata ha voluto lanciare alle forze di maggioranza per accelerare l’iter legislativo.
