(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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Con una sua nota, la Prefettura di Roma ha stabilito che non è ammissibile la designazione dei rappresentanti di lista al referendum firmata digitalmente e trasmessa via pec in assenza dell’autenticazione prevista dalla legge 53 del 1990. Questa interpretazione si fonderebbe sulla natura speciale della normativa elettorale, ritenuta quindi prevalente rispetto ai principi generali della digitalizzazione amministrativa.
A nostro avviso è un atto sbagliato e pericoloso. Il Codice dell’Amministrazione Digitale stabilisce che il documento informatico sottoscritto con firma digitale ha lo stesso valore giuridico della firma autografa. La trasmissione delle designazioni tramite Pec con firma digitale è una modalità coerente con l’evoluzione normativa sulla digitalizzazione della PA.
Quanto affermato dalla Prefettura di Roma apre al rischio concreto e attuale di applicazioni difformi sul territorio nazionale, incertezza operativa tra forze politiche, comitati promotori e amministrazioni comunali, e crea un inutile aggravio procedurale.
Per questo, con due interrogazioni a prima firma Colucci e Maiorino, alla Camera e al Senato chiediamo al governo di adottare con urgenza una circolare interpretativa per garantire un’applicazione uniforme della normativa su tutto il territorio nazionale, chiarendo che la designazione dei rappresentanti di lista sottoscritta con firma digitale e trasmessa via pec costituisce un atto giuridicamente valido.
Dopo il palese boicottaggio del voto dei cittadini fuori sede, questa azione della Prefettura di Roma fa sorgere il sospetto che le diramazioni territoriali del governo vogliano ostacolare il voto fuori sede dei rappresentanti di lista, anche alla luce della grande adesione della campagna lanciata dal Movimento 5 Stelle per consentire a chi vive lontano dal luogo di residenza di votare al referendum. Il governo ha paura del No di tanti giovani italiani?
Lo affermano i rappresentanti del M5S nelle commissioni Affari Costituzionali della Camera e del Senato Carmela Auriemma, Vittoria Baldino, Roberto Cataldi, Alfonso Colucci, Felicia Gaudiano e Pasqualino Penza.
