Di Luca Franceschi
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Il presidente di Confindustria Emanuele Orsini ha ragione quando solleva il problema del costo degli alloggi, che oggi arriva ad assorbire tra il 25 e il 30% dello stipendio netto dei lavoratori. Trovare una casa a prezzi accessibili è diventata una questione drammatica per giovani, lavoratori e nuclei familiari.
Proprio per questo motivo stupisce l’entusiasmo manifestato da Orsini nei confronti di un Piano Casa che, nella sua formulazione attuale, è completamente privo delle risorse economiche indispensabili per affrontare con serietà l’emergenza abitativa che sta attraversando il Paese.
Il nodo della questione non sta nello scrivere un titolo accattivante all’interno di un provvedimento legislativo, ma nel destinare finanziamenti concreti agli interventi necessari.
In assenza di investimenti mirati sull’edilizia residenziale pubblica e sociale, sul recupero del patrimonio immobiliare che giace inutilizzato e sul sostegno economico per gli affitti, il Piano Casa rischia seriamente di rimanere confinato nel limbo degli annunci vuoti.
Da un lato le imprese reclamano manodopera, dall’altro i lavoratori necessitano di retribuzioni dignitose e di soluzioni abitative alla loro portata. Tuttavia, senza uno stanziamento adeguato di risorse e senza l’elaborazione di una strategia a livello nazionale, l’esecutivo persiste nel propinare propaganda al posto di risposte concrete.
L’emergenza abitativa rappresenta una delle più gravi criticità economiche e sociali che il nostro Paese si trova ad affrontare. Ciò che serve realmente sono politiche efficaci, adeguatamente finanziate, e non provvedimenti manifesto destinati inevitabilmente a restare lettera morta.
