Di Luca Franceschi
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Il caso delle nomine nelle partecipate pubbliche sta sollevando forti polemiche, con il Movimento 5 Stelle che punta il dito contro la gestione governativa della vicenda relativa a Giuseppina Di Foggia, amministratore delegato uscente di Terna.
Alfonso Colucci, capogruppo M5S in Commissione affari costituzionali della Camera, ha definito quanto sta accadendo uno spettacolo penoso e sconcertante, chiedendosi come sia possibile che la Di Foggia sia ancora in corsa per la presidenza dell’Eni.
Secondo il parlamentare pentastellato, la premier Giorgia Meloni avrebbe oltrepassato i limiti dell’amichettismo offrendo alla manager una duplice opportunità: percepire una sontuosa buonuscita di 7,5 milioni di euro da Terna oppure accettare la designazione governativa alla presidenza dell’Eni.
Colucci evidenzia una contraddizione di fondo: se è vero che il Ministero dell’Economia e delle Finanze ha dichiarato inconcepibile la pretesa della Di Foggia di ottenere un’indennità plurimilionaria da Terna, definendo tale richiesta offensiva in un momento in cui gli italiani sono alle prese con il caro energia e l’inflazione alimentare, come può mantenersi un rapporto di fiducia tale da candidare la stessa manager alla guida dell’Eni?
Per questa ragione, il capogruppo M5S sostiene che il Governo dovrebbe bloccare definitivamente la nomina della Di Foggia in qualsiasi partecipata pubblica, alla luce della situazione attuale.
Il Movimento 5 Stelle ha già presentato un’interrogazione parlamentare su quella che viene definita come una delle vicende più incresciose di questo valzer di poltrone nelle partecipate pubbliche.
