(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
///
La norma della Legge di Bilancio in base alla quale il saldo delle parcelle dei professionisti che operano per la PA o per un privato con compenso comunque a carico dello Stato verrebbe vincolato alla loro regolarità fiscale e contributiva, è l’ultimo capitolo di una serie di vessazioni inventate dal governo verso il mondo economico e produttivo italiano.
L’Esecutivo nato con lo slogan ‘non disturbare chi vuole fare’ passerà alla storia come quello che mette non i sassolini ma le pietre negli ingranaggi di chi vuole fare.
La regolarità fiscale e contributiva è un dovere di qualsiasi cittadino, questo è un punto fermo per chi come il M5S crede nei principi di equità, uguaglianza e legalità. Su questo non possiamo certo prendere lezioni da chi con una mano scrive questa norma e con l’altra disegna condoni di ogni genere.
Ma negare le parcelle, su cui si basa anche il sostentamento familiare e il mantenimento di altri lavoratori, a professionisti che già attendono troppo tempo per ricevere i pagamenti della PA, è una misura assurda che va in totale contraddizione con quanto previsto per i lavoratori dipendenti e con il principio, quello sì corretto, della compensazione tra crediti e debiti con la PA.
Il fine di questa norma è fin troppo evidente: il governo vuole fare un altro po’ di cassa ritardando il più possibile i pagamenti a carico della PA. Per farlo rifila ai professionisti un altro po’ di burocrazia, imponendo la preventiva verifica della regolarità di tutti i versamenti fiscali. Altro che semplificazione, siamo alla celebrazione delle scartoffie.
Non è un caso che si sia sollevata una protesta ampia e forte da parte degli ordini professionali, a partire dal Consiglio Nazionale Forense. Noi abbiamo presentato un emendamento soppressivo, per una volta il governo si faccia sfiorare da un barlume di lucidità e rinunci a questa norma vessatoria.
Lo affermano le capogruppo M5S nelle commissioni Giustizia della Camera e del Senato Valentina D’Orso e Ada Lopreiato.
