Di Luca Franceschi
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Il Movimento 5 Stelle alza i toni contro la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, accusandola di non poter eludere le responsabilità legate a quello che definiscono un “quadro complessivo gravissimo” che coinvolgerebbe il suo partito, Fratelli d’Italia.
Secondo i rappresentanti pentastellati nelle commissioni Antimafia e Giustizia di Camera e Senato, la leader di FdI non potrà limitarsi ai consueti slogan o a commentare episodi singoli come il selfie con Gioacchino Amico, ma dovrà affrontare questioni ben più profonde che riguarderebbero infiltrazioni criminali nel suo movimento politico.
Le accuse mosse dal M5S sono particolarmente pesanti: secondo i pentastellati, Fratelli d’Italia avrebbe una classe dirigente “nella migliore delle ipotesi permeabile e avvicinabile, se non addirittura inquinata da ambienti criminali”. Il riferimento è a quella che viene descritta come una serie di possibili collegamenti con esponenti di spicco della criminalità organizzata, sia romana che del Nord Italia.
Tra i casi citati emerge la vicenda che coinvolgerebbe il sottosegretario Delmastro e i suoi presunti legami con la famiglia prestanome del clan Senese, definita di “gravità inaudita” dai rappresentanti del Movimento 5 Stelle.
Particolare attenzione viene rivolta alla figura di Giacchino Amico, descritto come rappresentante del clan Senese che avrebbe contribuito alla costituzione di un consorzio criminale tra mafia siciliana, clan Senese e ‘Ndrangheta lombarda. Amico, attualmente imputato nel processo Hydra ma anche collaboratore di giustizia, avrebbe secondo le ricostruzioni giornalistiche frequentato ambienti di Fratelli d’Italia a Milano, ottenendo addirittura una tessera del partito.
Le accuse si estendono anche all’accesso agli ambienti istituzionali: Amico avrebbe potuto entrare alla Camera utilizzando credenziali che gli consentivano di saltare i controlli previsti per gli ospiti esterni, incontrando parlamentari del partito nelle vicinanze di Senato e Camera.
Il M5S non si limita alle accuse sui presunti collegamenti, ma critica duramente anche l’azione di governo, sostenendo che le nuove normative introdotte dall’esecutivo Meloni avrebbero di fatto facilitato l’operato di quella che viene definita la criminalità organizzata dei “colletti bianchi”.
Tra le misure contestate figurano l’innalzamento delle soglie per gli affidamenti diretti senza gara d’appalto, la liberalizzazione dei subappalti a cascata, l’abolizione del reato di abuso d’ufficio e il ridimensionamento di quello di traffico di influenze. Vengono inoltre criticati quello che i pentastellati definiscono un indebolimento dei poteri di controllo della Corte dei Conti e lo svuotamento delle responsabilità contabili di politici e amministratori pubblici.
I rappresentanti del M5S esprimono soddisfazione per l’esito del referendum sulla separazione delle carriere, che secondo loro avrebbe impedito quello che definiscono “il colpo grosso finale della subordinazione della magistratura a questo tipo di politica”.
Le critiche si concludono con un’osservazione polemica sugli “slogan muscolari” della presidente Meloni riguardo alla lotta alla mafia tradizionale, mentre i pentastellati sottolineano come, nell’indifferenza generale, diversi boss di primo piano starebbero uscendo dal carcere senza che il governo abbia espresso alcuna posizione ufficiale in merito.
