Di Luca Franceschi
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Il deputato Alfonso Colucci, capogruppo del Movimento 5 Stelle in commissione Affari Costituzionali, ha espresso dure critiche alla proposta di legge elettorale presentata dalla maggioranza, illustrando una questione pregiudiziale sul provvedimento.
Secondo Colucci, mentre il Paese affronta problemi gravi come giovani e donne sottopagati, cittadini che rinunciano alle cure mediche e imprese in difficoltà, la maggioranza sceglie di impegnare il Parlamento su una riforma elettorale che non risponde a reali necessità. Il deputato pentastellato ha sottolineato come l’attuale governo sia destinato a diventare a settembre il più longevo della storia repubblicana, dimostrando che non serve una nuova legge per garantire la governabilità.
La vera motivazione dietro questa riforma, secondo l’esponente del M5S, è che i partiti del centrodestra sanno che nel 2027 otterrebbero meno seggi e perderebbero nei collegi uninominali, quindi tentano di costruire una legge ad hoc per conservare il potere. Il testo prevede un listino con ben 105 parlamentari eletti senza aver ricevuto nemmeno un voto, tutti nominati dalle segreterie dei partiti.
Colucci ha definito false e farlocche le preferenze introdotte con l’emendamento Bignami, poiché vengono comunque salvaguardati i capilista bloccati. Questa scelta, a suo avviso, alimenta l’astensionismo, che rappresenta uno dei grandi mali della democrazia contemporanea.
La proposta di legge elettorale mortifica i cittadini proprio nel diritto di voto, che i costituzionalisti definiscono il diritto dei diritti. Questa sola considerazione, secondo Colucci, sarebbe sufficiente per affermare l’assoluta illegittimità costituzionale della proposta, che serve unicamente a Giorgia Meloni per tentare di mantenere il potere.
Il premio di maggioranza di 105 parlamentari viene giudicato abnorme, in quanto potrebbe consentire alla maggioranza di turno di eleggere il Presidente della Repubblica e di influenzare gli equilibri sulla nomina dei giudici della Corte Costituzionale. La proposta introduce inoltre l’obbligatoria indicazione del candidato premier, entrando così in conflitto con i poteri che la Costituzione assegna al Presidente della Repubblica.
Secondo il deputato del M5S, si tratta sostanzialmente di un premierato in versione ridotta, visto che quella che Meloni definiva la madre di tutte le riforme giace ormai in un cassetto del Senato perché il governo non ha il coraggio di affrontare un altro referendum dopo la sconfitta subita in quello sulla Giustizia.
Il Movimento 5 Stelle propone invece una legge proporzionale con preferenze autentiche, non quelle proposte dalla maggioranza che vengono definite una buffonata. La proposta pentastellata prevede una soglia di sbarramento e collegi di dimensioni ridotte, in modo da garantire un vero rapporto tra l’elettore e l’eletto.
L’obiettivo, ha concluso Colucci, è rimettere al centro i cittadini, garantendo il loro diritto di scegliere liberamente i propri rappresentanti e ponendo fine alle leggi elettorali costruite esclusivamente per tutelare gli interessi del potere.
