Di Luca Franceschi
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Anche nel primo trimestre del 2026, secondo i dati diffusi dall’Istat, la pressione fiscale italiana ha registrato un incremento, con un aumento dello 0,3% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Si tratta di una crescita costante e inarrestabile che ha portato il Governo Meloni a imporre agli italiani la pressione fiscale più elevata degli ultimi dieci anni.
Il dato attuale si attesta al 43,1% in rapporto al Prodotto interno lordo, mentre nel 2023 la percentuale era ferma al 41,2%. Ma le prospettive non sono incoraggianti: il Documento di finanza pubblica presentato ad aprile prevede per il prossimo anno un ulteriore incremento, con la pressione fiscale destinata a salire al 43,2%.
La capogruppo M5S in Commissione bilancio del Senato, Elisa Pirro, ha duramente criticato la narrazione del centrodestra secondo cui la pressione fiscale aumenterebbe perché un maggior numero di persone lavora e paga le tasse. Secondo questa logica paradossale, si dovrebbe auspicare un aumento della disoccupazione per ottenere una riduzione della pressione fiscale stessa.
La senatrice pentastellata ha inoltre ricordato una promessa disattesa della maggioranza: nel 2023 l’allora capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera, Francesco Luca Riccardo Foti, successivamente diventato ministro, aveva depositato una proposta di legge di modifica costituzionale per stabilire un tetto massimo del 40% in rapporto al Pil per la pressione fiscale. Questa proposta, come molte altre promesse elettorali, si è completamente dissolta nel nulla.
La realtà dei fatti, secondo Pirro, è che le tasse aumentate dal Governo Meloni sono numerose e il loro impatto va valutato non soltanto per l’effetto diretto dell’incremento del prelievo, ma anche per le conseguenze indirette che generano sul sistema economico e sulle tasche dei cittadini. Una vera e propria valanga fiscale che sta schiacciando gli italiani e che è diventata insostenibile.
