Di Luca Franceschi
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La deputata del Movimento 5 Stelle Chiara Appendino, componente della Commissione attività produttive della Camera, ha lanciato un duro attacco al Governo sulla gestione della misura Transizione 5.0, definendola un susseguirsi di errori e ritardi che penalizzano gravemente il sistema produttivo italiano.
Come riportato in prima pagina dal Sole 24 Ore, la nuova versione della misura non vedrà attuazione prima di giugno, un ritardo che secondo Appendino appare ancora più grave considerando che il Paese registra tre anni consecutivi di crollo della produzione industriale.
La parlamentare pentastellata ha criticato aspramente l’approccio dei ministri Giorgetti e Urso, accusandoli di procedere con eccessiva lentezza mentre le imprese affrontano una crisi produttiva senza precedenti.
Tra le criticità evidenziate, spicca l’esclusione dalla misura degli investimenti in software in cloud, una scelta che secondo Appendino va in direzione completamente opposta rispetto agli obiettivi di transizione digitale tanto sbandierati dal Governo.
Un’ulteriore penalizzazione per le imprese deriva dall’imposizione, contenuta nel decreto attuativo del Ministero delle imprese e del Mef, di ben cinque obblighi di comunicazione a carico delle aziende che decidono di investire utilizzando Transizione 5.0.
Appendino ha poi richiamato quanto accaduto sul finire del 2023, quando il Governo bloccò improvvisamente la misura a novembre, chiudendo i rubinetti alle imprese nel tentativo di contenere il deficit sotto il 3% del PIL.
Secondo la deputata M5S, l’Esecutivo sta tornando sul luogo del delitto, ritardando oltre ogni limite ragionevole l’entrata in vigore della nuova versione di Transizione 5.0 e limitandone ulteriormente l’efficacia con esclusioni e adempimenti burocratici.
L’obiettivo, secondo Appendino, sarebbe quello di evitare che la misura movimenti troppe risorse rispetto alle politiche rigoriste perseguite dal ministro dell’Economia, politiche che peraltro non stanno ottenendo nemmeno i risultati contabili prefissati, nonostante i continui tagli e l’aumento della pressione fiscale.
La conclusione è quella di un fallimento nel fallimento, dove le corse contabili del Governo, in assenza di una vera crescita economica che potrebbe essere stimolata da autentiche misure di incentivo agli investimenti delle imprese, non riescono mai a raggiungere gli obiettivi dichiarati.
