(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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Il contrasto all’evasione fiscale è una priorità sacrosanta, ma la norma introdotta dal Governo Meloni con la Legge di bilancio 2026, adesso in corso di attuazione, rischia di colpire indiscriminatamente anche imprese sane, in temporanea difficoltà di liquidità, producendo effetti recessivi sull’economia reale.
Il Governo intende utilizzare in modo massivo il database delle fatture elettroniche per bloccare o intercettare i crediti commerciali dei professionisti e delle imprese destinatarie di cartelle esattoriali, senza alcuna preventiva valutazione di merito.
Si tratta di un meccanismo estremamente invasivo che, se applicato senza criteri selettivi, rischia di prosciugare la liquidità necessaria a pagare stipendi, contributi e fornitori, innescando crisi a catena lungo le filiere produttive.
Esistono migliaia di Pmi che stanno già subendo l’impatto dell’aumento dei costi energetici, dei tassi di interesse e del rallentamento economico. Colpirle bloccando i crediti significa spingerle verso il fallimento, riducendo paradossalmente anche la capacità dello Stato di recuperare le imposte dovute.
Altro che ‘fisco amico delle imprese’, come racconta la propaganda del Governo Meloni. Il M5S chiede al Governo di fermarsi e cancellare questa norma sbagliata.
Serve una correzione immediata che distingua nettamente tra evasori seriali e imprese in difficoltà temporanea, introduca soglie di salvaguardia, garantisca una liquidità minima e privilegi piani di rientro collaborativi.
La tecnologia deve essere usata per colpire i grandi evasori, non per fare cassa sulla pelle dell’economia reale. Per questo il M5S è pronto a depositare una proposta di legge in Parlamento.
Lo dichiara il senatore Mario Turco, vicepresidente del M5S e componente della commissione parlamentare d’inchiesta sulle banche.
