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M5S – MOVIMENTO 5 STELLE * PARLAMENTO: «EX ILVA, TURCO (M5S): IMPIANTI AL COLLASSO. TRE ANNI DI FALLIMENTI FIRMATI URSO»

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17.20 - giovedì 19 marzo 2026

Di Luca Franceschi
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Dall’ex Ilva di Taranto emergono segnali di profonda preoccupazione per le condizioni degli impianti. Le criticità dell’altoforno 2, attualmente l’unico stabilimento realmente operativo, continuano a destare allarme. La situazione si è ulteriormente complicata dopo l’esplosione dell’altoforno 1, tuttora sotto sequestro, e il blocco del numero 4.

Il quadro che si delinea è quello di un complesso siderurgico ormai prossimo al collasso dal punto di vista industriale. La maggior parte della forza lavoro si trova in cassa integrazione, mentre la produzione è stata ridotta ai minimi livelli storici, comportando costi straordinari che gravano sui cittadini.

Secondo il senatore Mario Turco, vicepresidente del Movimento 5 Stelle e membro della Commissione parlamentare d’inchiesta sulle banche, questa situazione non rappresenta un evento casuale. Al contrario, sarebbe il risultato diretto di una gestione considerata fallimentare protrattasi per quasi quattro anni sotto la responsabilità del ministro Urso e del governo Meloni.

Il dossier ex Ilva avrebbe evidenziato una totale mancanza di visione industriale, caratterizzata da decisioni incoerenti e continui rinvii. Mentre nel contesto europeo il settore siderurgico sta accelerando la transizione verso tecnologie innovative come i forni elettrici e l’idrogeno verde, con massicci investimenti pubblici, a Taranto si continuerebbe a sostenere un modello produttivo considerato obsoleto, fortemente inquinante e ormai fuori mercato.

Le manifestazioni di interesse presentate da soggetti come Flacks e Jindal risulterebbero oggi significativamente indebolite e prive di credibilità. Questa perdita di fiducia sarebbe direttamente collegata all’incertezza e agli errori accumulati durante la gestione governativa del caso.

Per Taranto non è più possibile attendere ulteriormente. Secondo Turco, è necessario porre fine a un ciclo integrale ormai superato, garantendo al contempo la tutela dei lavoratori e dell’indotto. L’obiettivo dovrebbe essere la costruzione di un piano di riconversione in collaborazione con l’Europa, sotto una chiara direzione pubblica.

La conclusione è netta: non si può più procedere con soluzioni improvvisate perché il tempo a disposizione si è esaurito. La situazione richiede interventi strutturali e una strategia di lungo termine che sappia coniugare sostenibilità ambientale, tutela occupazionale e competitività industriale.

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