(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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“In due mesi nello stabilimento ex Ilva di Taranto sono morti due lavoratori. Davanti a fatti così gravi non è accettabile continuare a parlare di continuità produttiva come se nulla fosse accaduto. Prima di qualsiasi decisione industriale servono verità, responsabilità e garanzie reali sulla sicurezza degli impianti e dei lavoratori.
Prendiamo atto che il ministro Urso si è finalmente accorto che esiste un problema enorme legato alla sicurezza nello stabilimento. Meglio tardi che mai. Ma non basta prenderne atto: il Governo deve spiegare cosa è accaduto, quali responsabilità sono state accertate e quali interventi straordinari intende adottare per evitare che tragedie come queste si ripetano.
Quello che continua a preoccuparci è invece l’intenzione dell’esecutivo Meloni di andare avanti a testa bassa con la continuità produttiva a carbone e con l’opzione Flacks, come se nulla fosse accaduto. Sulla privatizzazione in corso abbiamo espresso fin da subito forti criticità, tant’è che abbiamo depositato un’ultima interrogazione parlamentare per chiedere al Ministro se il Governo avesse svolto una verifica approfondita sulla solidità patrimoniale e finanziaria del potenziale acquirente.
Non abbiamo mai ricevuto risposta, così come purtroppo accade spesso con il ministro Urso. Ad oggi, dunque, le garanzie non ci sono. Per questo riteniamo che Flacks non sia un soggetto attendibile e che il rischio di replicare gli errori commessi con ArcelorMittal dal duo Renzi-Calenda sia altissimo.
In tutto questo resta sul tavolo il tema dei costi della nuova Autorizzazione Integrata Ambientale, alla quale abbiamo espresso fin dall’inizio, la nostra contrarietà nei diversi livelli istituzionali. A questi si aggiungono ora i costi ulteriori derivanti dalla sentenza del Tribunale di Milano, che impone di riscrivere e rafforzare le prescrizioni ambientali. Anche su questo punto nessuno ha ancora chiarito chi dovrà sostenere questi nuovi oneri.
Nel frattempo lo Stato ha già sprecato oltre 4,5 miliardi di euro di risorse pubbliche per tenere in vita lo stabilimento di Taranto, senza risolvere nulla. Eppure l’ipotesi di una nazionalizzazione temporanea, richiamata anche oggi dai sindacati, non viene nemmeno presa in considerazione, così come la chiusura delle fonti inquinanti. Il Ministro dopo quasi 4 anni non ha nemmeno una traccia di riconversione dell’impianto. È un’ostinazione incomprensibile.
Il ministro Urso si fermi: il treno dell’ex Ilva è deragliato da tempo e continuare su questa strada rischia solo di aggravare una crisi industriale, ambientale e sociale già drammatica”.
Lo dichiara il senatore Mario Turco, vicepresidente del Movimento 5 Stelle e componente della Commissione parlamentare d’inchiesta sul sistema bancario e finanziario.
