(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
///
“In audizione sull’ex Ilva abbiamo assistito all’ennesima autoassoluzione del ministro Urso, impegnato a scaricare responsabilità su governi precedenti, Procura, enti locali e Mittal, senza riconoscere che in tre anni il Governo Meloni non ha risolto nulla. I fatti parlano chiaro: oltre 2 miliardi buttati nel cestino, 7 mila lavoratori in cassa integrazione, 2 bandi di gara andati deserti, un impianto ancora sotto sequestro.
L’ultimo “decretino” che proroga la cassa integrazione fino a febbraio è solo un altro rinvio: zero risorse per la decarbonizzazione, nessun piano d’investimento, nessun piano industriale, nessun sostegno all’indotto. Niente di niente.
Come Movimento 5 Stelle chiediamo, con il deposito dei nostri emendamenti al decreto in discussione, un vero Piano ‘Salva-Taranto’, fondato su: nazionalizzazione dello stabilimento; chiusura delle fonti inquinanti e avvio delle bonifiche; riconversione produttiva con impianti DRI a idrogeno verde; fondo straordinario per l’indotto; piano per lavoro, riqualificazione e tutele sociali (per esodo, prepensionamenti, amianto).
Il Governo Meloni ha inoltre lasciato scadere tutte le opportunità europee: nessun progetto sull’Innovation Fund, nessun impianto DRI a idrogeno verde finanziato, un miliardo di euro di PNRR perso. Francia, Germania, Paesi Bassi e Svezia stanno investendo miliardi nella siderurgia green, mentre l’Italia investe 23 miliardi in armamenti e zero sulla riconversione di Taranto.
Abbiamo chiesto al ministro di rispondere alle oltre 20 interrogazioni sull’ex Ilva ancora inevase. Urso oggi ha persino affermato che avremmo sostenuto la sua AIA, cosa falsa, così come è falso che il M5S amministra il comune di Taranto o che il Governo Conte II abbia sottoscritto patti leonini con Mittal, peraltro vietati per legge.
Il leitmotiv è sempre lo stesso: nessuna assunzione di responsabilità, nessuna soluzione concreta, nessuna strategia per Taranto e per i lavoratori. Serve un cambio radicale di rotta.”
