(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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“Di fronte a un conflitto che rischia di incendiare il Medio Oriente, il Governo dovrebbe mettere in campo misure immediate per proteggere famiglie e imprese. Non basta assistere passivamente all’aumento dei prezzi dell’energia e dei carburanti sperando che il mercato si riassetti da solo. Serve intervenire anche sul prezzo di benzina e gasolio, usando tutti gli strumenti straordinari disponibili: calmierare temporaneamente i prezzi, ridurre in modo mirato il carico fiscale, finanziando l’intervento con un contributo sugli enormi utili delle grandi società energetiche.
Dal 1998 l’Italia ha deciso di liberalizzare il prezzo dei carburanti, questo si può sospendere per un periodo limitato di tempo e si può determinare che a decidere il prezzo sia lo Stato.
Per capire il punto, però, bisogna sgomberare il campo da una confusione che in questi giorni viene alimentata ad arte. Dire che ogni riduzione delle accise sarebbe automaticamente un “sussidio ambientalmente dannoso” non è corretto. Nel Catalogo ufficiale dei sussidi ambientali il benchmark usato è quello del sistema fiscale vigente: quindi una agevolazione rispetto alla tassazione ordinaria può essere classificata come SAD anche se il prezzo finale per i cittadini resta altissimo.
Ma questo è un criterio contabile-amministrativo, non una verità economica assoluta. Se il petrolio schizza verso l’alto per una crisi internazionale e il prezzo alla pompa passa da 2 a 4 euro, il fatto che lo Stato rinunci a una quota di gettito non significa automaticamente che stia concedendo un regalo ai combustibili fossili. Anzi, significa più concretamente che sta evitando di scaricare integralmente su famiglie e imprese uno shock esterno che nulla ha a che vedere con i loro comportamenti.
Il punto vero allora non è fare i puristi della tassonomia mentre il Paese paga il conto, ma decidere chi deve assorbire il costo dell’emergenza: i cittadini, le imprese oppure chi in questa fase continua a fare profitti enormi? Ricordo solo un dato: sulla base dei risultati del 2025, ENI ha indicato 5 miliardi di utile netto, Enel tra 6,7 e 6,9 miliardi, e Terna quasi 1 miliardo di utile netto nei primi nove mesi del 2025. Siamo dunque nell’ordine di circa 13 miliardi complessivi.
È da qui che bisogna partire. Se c’è una fase eccezionale, serve una risposta eccezionale: un prelievo temporaneo sugli extra-margini del comparto energetico per sterilizzare almeno in parte l’aumento dei carburanti e difendere il potere d’acquisto di famiglie e imprese, bloccando il prezzo del carburante”.
Lo ha dichiarato sui social il vicepresidente M5S Stefano Patuanelli.
