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MATTAREI (GIÀ PRESIDENTE FEDERCOOP) * COOPERAZIONE TRENTINA: «VEDO LA RETORICA PIÙ INCONSISTENTE CHE SI SIA MAI SENTITA, IN GRADO DI FARE IMPALLIDIRE PERSINO L’ERA SCHELFIANA»

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19.13 - giovedì 12 marzo 2026

Gentile direttore Franceschi,

 

come un copione già scritto di cui si conosce la trama si sta aprendo in questi giorni il dibattito pubblico sul tema dell’elezione del prossimo Consiglio della Federazione della Cooperazione in scadenza di mandato -o meglio- interessa concentrare l’attenzione sul profilo della Presidenza, anziché sull’intero gruppo dirigente.

E allora con riferimento alle previsioni statutarie il Consiglio ha iniziato una serie di attività consultive per addivenire ad una propria proposta di candidatura unitaria circa il candidato Presidente. Naturalmente maschio possibilmente gerontocratico e misogino quanto basta. Naturalmente questo è un mio pregiudizio. Sarò lieta di essere smentita.

Una di queste azioni si e manifestata con l’invito ad un incontro con i Vicepresidenti rivolto alle Presidenze precedenti per raccogliere le loro autorevoli opinioni circa il tema della cooperazione trentina (sfida poderosa per chiunque l’esercizio di una qualche sintesi stante la complessità della questione).

Ho raccolto l’invito per il rispetto che sono solita portare alle istituzioni. E anche per rispetto di coloro che di quelle istituzioni sono i proprietari, vale a dire i Soci. Quegli stessi Soci che nell’Assemblea del giugno 2018 si espressero secondo le regole democratiche eleggendo una Presidente (affidandole un mandato ed obbiettivi precisi) e che 20 mesi dopo furono scippati della loro sovranità (anche quella di revoca della fiducia alla Presidenza se del caso) da un’azione muscolare della maggioranza del Consiglio che fece decadere con esso anche la Presidenza a febbraio 2020.

Questi i fatti. E non è che si possa sempre fare affidamento sull’oblio della memoria corta! Sul fatto che sono trascorsi sei anni due interi mandati in capo allo stesso Presidente.

In un contesto evolutivo così accelerato un tempo ampio per produrre molto potendo contare su una armonia consiliare perfetta! Con un tempismo -questo sì perfetto- un anno prima della scadenza di mandato questo stesso Consiglio porta in approvazione la modifica statutaria con la revoca del limite dei mandati per i Consiglieri.

Non sia mai che si possa disperdere il capitale di sapienza accumulato da chi sa per la lunga esperienza sul campo come si deve amministrare l’ente federale. Il ricambio può destabilizzare, può incrinare relazioni personali consolidate, serve continuità per l’unita del movimento s’intende!

Ora è evidente a chiunque che quel colloquio non poteva che sconfinare nel surreale, non foss’altro per il fatto che due dei miei interlocutori sono gli stessi che si assunsero quella responsabilità storica di avere interrotto quel percorso di governo.

Percepivo a pelle, prima ancora che razionalmente, che il mio contributo di pensiero sempre molto uguale a se stesso negli anni circa l’esigenza etica, valoriale coerente con la distintività dell’impresa cooperativa e la sua Storia, sottolineando il profilo e le competenze necessarie alla classe dirigente federale, a qualcuno creava orticaria, che altri potevano anche condividere le riflessioni in generale, ma avendo aderito a questo percorso gestionale postPresidenza Mattarei si trovavano oggettivamente in imbarazzo.

E che, ora, in buona fede provino a guardare ad una prospettiva di riposizionamento di priorità e comunque un buon esercizio di responsabilità, anche se tardivo.

Nei giorni successivi apprendiamo del “documento-appello” dei Vicepresidenti rivolto al Presidente affinché faccia un passo indietro. E poi ancora, della non unitarietà del Consiglio su una prospettiva condivisa.

Il tutto naturalmente molto attenzionato da un punto di vista comunicativo, con alcune veline per gli organi d’informazione per confermare che si tratta solo di dialettica democratica di trasparenza di senso di responsabilità al servizio dei Soci e che le disponibilità sono coerenti con il puro spirito di servizio e che certamente si raggiungerà un punto di equilibrio.

Quanto di più lontano possa essere rispetto alle dinamiche di Consiglio del 2020! Ecco a questo punto vedo la retorica più inconsistente che si sia mai sentita in grado di far impallidire persino l’era schelfiana, dove almeno il dibattito nel movimento sui temi veri aveva ancora una propria capacita di auto-generazione in grado di onorare l’anima cooperativa.

In questo caso dopo due mandati portati avanti dal Consiglio nell’illusione che fosse bastata la radicale eliminazione del dibattito della dialettica interna a partire dai Soci cooperatori che sono il cuore pulsante del movimento, per rendere efficace il governo federale si squarcia il velo dell’ipocrisia.

Le istanze di rinnovamento di ri-acquisizione di credibilità e di autorevolezza di definizione del ruolo della mission e vision federale, ma perbacco questa classe dirigente in che ordine di priorità le ha relegate?
Come ha saputo intercettare e rispondere concretamente alle istanze generazionali e di genere? Quali gli obbiettivi e le strategie di medio periodo?

Senza aver costruito il benché minimo ordine nell’architettura istituzionale senza bussola identitaria di riferimento di una Cooperativa con la storia della Federazione come si può pensare di riuscire ad accompagnare autorevolmente i cambiamenti per molti versi epocali che investono le Cooperative Socie di tutti i settori?

Le competenze di cultura cooperativa non impattano “solo” sulla conservazione della “specie” sulla rappresentazione accademica di un modello socioeconomico (cui si guarda sempre più come a un’anomalia storica destinata a scomparire) esse sono assolutamente indispensabili alle imprese cooperative per riuscire a competere in un mercato sempre piu aggressivo e spregiudicato.
Dove il vantaggio competitivo non si misura (solo) dall’efficientamento della gestione operativa ma insieme anche dalla testimonianza coerente circa la responsabilità sociale d’impresa.

Qualcuno di questa classe dirigente conosce i fondamenti dell’economia civile si ha memoria della formazione alla Zamagni alla Bruni alla Smerilli? Della particolarita di una Cooperativa che è un’organizzazione a movente ideale? Dell’impatto negativo arrecato alla sua reputazione quando consapevolmente non ci si ispira e si ottempera agli Statuti alle Carte dei Valori Cooperativi e nel rispetto della Costituzione.

Condivide che la modalità di gestione in una Cooperativa è importante tanto quanto gli obbiettivi? O viceversa il fine giustifica i mezzi?

Se non si trovano le competenze e il coraggio di sviscerare questi temi e si prosegue pervicacemente nel ritenerlo esercizio di dissertazione filosofica fine a se stesso, allora qualsiasi proposta del Consiglio sulla Presidenza non potrà essere che all’insegna dell’auto-conservaione di una rappresentanza s e m p r e piu oligarchica ed autoreferenziale Sempre più scollegata dalla propria base sociale.

In grado di costruire attorno a sé un consenso bulgaro sempre più di stampo mercantile che consapevolmente libero.

Condizione perfetta per suggellare i rituali celebrativi! Nefasta per il futuro della Cooperazione trentina.

 

*
Marina Mattarei
Già Presidente Federazione trentina Cooperazione

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