Di Luca Franceschi
///
Il senatore Mario Turco, vicepresidente del Movimento 5 Stelle e componente della Commissione parlamentare di inchiesta sul sistema bancario, finanziario e assicurativo, ha espresso forte preoccupazione per il clima che si starebbe creando intorno all’Istat in vista della pubblicazione del dato definitivo sul rapporto deficit/Pil dell’Italia per il 2025.
Secondo quanto emerso da diverse fonti giornalistiche, anche di orientamento centrodestra, ci sarebbe un’atmosfera di forte tensione che circonda l’Istituto nazionale di statistica e i suoi organi tecnici, in relazione a una questione considerata evidentemente cruciale dall’esecutivo.
Il ministro Giorgetti avrebbe investito gran parte della propria credibilità politica su questo tema, dopo che le precedenti rilevazioni hanno indicato il rapporto deficit/Pil prima al 3,1% e successivamente al 3,07%, quindi oltre la soglia europea di riferimento.
Secondo Turco emerge un dato politico evidente: dopo aver perseguito politiche di austerità che hanno azzerato la crescita, aggravato la pressione fiscale e contribuito all’aumento del debito pubblico, sia in valore assoluto sia in rapporto al Pil, il ministro Giorgetti sembrerebbe puntare a rivendicare un risultato contabile legato a una correzione millimetrica del dato statistico finale.
L’obiettivo sarebbe scendere sotto il 3,05% di deficit/Pil, che per effetto degli arrotondamenti significherebbe attestarsi al 3% e permetterebbe così di evitare la procedura di infrazione europea.
Il senatore pentastellato sottolinea però che la questione è ancora più grave dal punto di vista istituzionale: l’Istat rappresenta un presidio di autonomia tecnica e scientifica del Paese e deve restare totalmente sottratto a qualsiasi pressione, sia essa diretta o indiretta, esplicita o implicita.
Quando attorno a un organo di statistica pubblica si crea un clima pesante, caratterizzato da pressione politica, non è in gioco soltanto un numero: è in gioco la credibilità delle istituzioni repubblicane e dell’Italia nei confronti dell’Europa e dei mercati.
Turco evidenzia inoltre un altro aspetto critico: tutta questa determinazione nel centrare un risultato contabile viene esercitata dal ministro Giorgetti non per avere maggiore flessibilità di investimento a favore di welfare, sanità, istruzione, ricerca, innovazione o politica industriale, ma per poter esercitare la clausola di scorporo dal Patto di stabilità delle sole spese per la difesa.
Si tratta di una scelta politica precisa, che secondo il parlamentare M5S dice molto sulle priorità di questo Governo.
Per questo motivo viene ribadito un principio definito non negoziabile: l’Istat è e deve restare indipendente, e su questo punto ci sarà la massima vigilanza.
Resta infine una domanda di fondo: perché Giorgetti e il Governo Meloni non hanno mostrato in Europa la stessa fermezza per contrastare un Patto di stabilità prociclico e penalizzante, o per opporsi a ulteriori vincoli e impegni che rischiano di comprimere ancora di più gli spazi di crescita e di giustizia sociale del Paese.
